Vasanello (VT) Castello Orsini Misciattelli

Vasanello (VT) - Castello Orsini

- Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO (04-2013)

Il castello duecentesco è oggi a pianta rettangolare con torri circolari sugli angoli. Della forma originale è rimasto ben poco a seguito delle numerose trasformazioni che subì nel XIII secolo e poi nel XVI secolo. Il torrione posto a sud-ovest è più alto delle altre tre torri che superano di poco la cortina ed è di diametro maggiore, alcuni studiosi lo riportano come opera voluta da Orso Orsini. L’aspetto attuale è quello del palazzo Rinascimentale fortificato con i beccatelli che ricordano gli “sporti” toscani ma che per la loro continuità perimetrale ripropongono il tema del ballatoio medievale. Le stesse finestre aperte verso l’esterno anticipano il concetto di “piano nobile” del palazzo rinascimentale.
Il castello è citato per la prima volta in un atto di San Silvestro in Capite del 1058 col nome di Bassanello. L’attuale nome del borgo, Vasanello, deriva da una corruzione dell’originale sulla base dell’attività che da sempre ha occupato gli abitanti: la fabbricazione di vasi di argilla e la produzione di ceramiche.
La storia del castello è spesso legata a quella del vicino feudo di Palazzolo, tanto che già in una bolla del 1212 di Innocenzo III vengono citati insieme.

Nel 1278 Orso Orsini si insignorì a forza di Bassanello e Martino IV nel 1282 ordina una inchiesta su quella occupazione nonché su quella di Palazzolo e di Colle Casale. In questo periodo Orso fa rinforzare le difese e il castello originale subisce pesanti ristrutturazioni.

Ritornato sotto la sovranità della Santa Sede fu per lunghi anni affidato a Rettori, tanto che è citato nel Registro del Cardinale Albornoz nel 1364 ancora come soggetto alla sovranità papale. Così passò di nuovo da casato a casato ora con la forza ora come vicariato.

Nel 1433 fu concesso da Eugenio IV a Gentile Migliorati e alla sua morte passò alla moglie Elena Orsini. Così agli Orsini viene confermata l’infeudazione da Nicolò V nel 1452 con la conferma ai figli di Elena, Cosimo e Lodovico.

Il figlio di Lodovico, Orsino, eredita il castello. Orsino sposa Giulia Farnese detta “la bella” che diverrà l’amante di Papa Alessandro VI Borgia.

Il castello in questo periodo ha un periodo di gran splendore, grazie anche alle ricchezze che Giulia Farnese porta come dote. Il primo ciclo di affreschi, ancor oggi visibili nelle sale del castello, viene commissionato proprio in occasione del matrimonio tra Orsino e Giulia officiato dall’ancora cardinale Rodrigo Borgia nel 1489.
Alcuni studiosi rivelano numerose affinità di tale ciclo con le opere del Pinturicchio e si ipotizza pertanto, se non un suo intervento diretto, almeno che sia opera della sua bottega.

Dalla loro unione, Orsino e Giulia, hanno una figlia, Laura, che nel 1504 sposa Nicola Della Rovere, nipote prediletto di Giulio II.

Anche per questa occasione numerose sono le opere di “ingentilimento” del castello tra cui nuovi cicli pittorici nella sale del piano nobile, ancor oggi visibili, tra cui quelli nel soffitto dello studiolo, situato nella torre orientale, dove ricorrono alternativamente la quercia dello stemma dei Della Rovere e la rosa degli Orsini.

Il castello così passa ai Della Rovere e con gli anni da questi ai Colonna. La piccola cappella interna al castello riporta tra i bassorilievi barocchi dei putti con le colonne in mano, simbolo della famiglia.

Giulio Cesare Colonna sposò nel 1728 Cornelia Barberini, figlia ereditiera di Urbano. Il secondogenito Carlo continuò la linea dei principi Barberini e il primogenito, Urbano, ereditò i feudi del padre tra cui Bassanello.

La linea del primogenito si chiamò Colonna Sciarra e dagli Sciarra il castello passò infine nel secolo scorso ai Misciatelli, attuali proprietari.

Entrando nel cortile una porticina sulla destra, proprio sulla grande torre, permette l'accesso alla prigione. Una grande ed unica stanza, con una piccola latrina, e illuminata solo da una finestra con inferriata che affaccia sull'esterno del castello. L'inferriata ha una caratteristica tipica dell'epoca: una fessura più grande per far passare il cibo. Infatti il cibo non era garantito dal feudatario bensì dalle proprie famiglie dall'esterno.
Le pareti della prigione, scure dal nerofumo di improbabili fuochi accesi nei secoli passati per scaldare l'ambiente, sono graffite dai prigionieri con una moltitudine di simboli della religione cristiana, altri simboli forse esoterici,  incerte figure di guerrieri, scene di uccisione, impiccagioni e tante linee parallele per segnar il tempo trascorso..

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