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Sutri (VT) – Il Mitreo e la Madonna del Parto

Sutri (VT) - Il Mitreo e la Madonna del Parto

- Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO (05-2013)

A poca distanza dal ben noto anfiteatro di Sutri, alle pendici del colle Savorelli, tra le tante grotte, nicchie, tombe e arcosoli che si vedono anche percorrendo la Via Cassia con una certa fretta, si apre , invisibile dall’esterno, la piccola chiesa dedicata alla Madonna del Parto, riferibile al XIII-XIV secolo interamente scavata nel tufo.

Probabile serie di tombe etrusche prima, e forse tempio pagano, poi, detto mitreo perché dedicato al dio Mithra, fu successivamente una chiesa cristiana dedicata alla Madonna col Bambino e chiamata S. Maria del Parto.

Si accede ad un piccolo vestibolo a pianta quadrata, interamente scavato nel tufo e decorato con affreschi raffiguranti la Madonna con bambino tra Santa Dolcissima e San Liberato, S. Cristoforo, protettore dei viandanti e la leggenda di S. Michele del Gargano.

Si accede così nell'ambiente principale, anch’esso interamente scavato nel tufo, a pianta rettangolare allungata, diviso in 3 navate da due file di 10 pilastri ricavati sempre nel tufo. I pilastri poggiano su un lungo podio ai lati della navata centrale e la poca luce si ricava da piccole finestre

Una serie di elementi fanno propendere gli studiosi per l’utilizzo in epoca romana dei locali funebri etruschi come tempio pagano, in particolare dedicato al culto del dio Mithra. I banconi sui lati lunghi servivano per il banchetto mistico dei fedeli, la fossa davanti all’altare per la raccolta del sangue del toro, l’utilizzo di ambienti sotterranei, scarsamente illuminati e privi all'esterno di elementi architettonici e il rinvenimento a Sutri di un rilievo del dio Mitra, avvalorano la tesi del riutilizzo di un Mitreo del I sec. d.C. da luogo di culto pagano a luogo sacro per i cristiani.

Cambiarono così tutti i simboli che si riferivano al culto del dio Mithra, anche se nell’ingresso, i collegamento con la tauroctonia è rimasto vivo nella memoria, con affreschi che ricordano vicende della vita di San Michele del Gargano dove l’attore principale, oltre all’Arcangelo, è anche qui un toro: l’immagine riporta la leggenda della fuga del toro nella grotta e la prima delle tre apparizioni dell’Arcangelo stesso. Nel’abside, dove un tempo era collocato il dio Mithra con berretto frigio nell’atto di uccidere il toro (tauroctonia) è stata collocata una scena della Natività.

Nelle navate si possono ammirare in gran parte pannelli votivi con splendidi affreschi di Madonne con Santi.

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