COMUNE Tolfa

Tolfa (RM) – Santuario di Grasceta dei Cavallari

Tolfa (RM) - Santuario di Grasceta dei Cavallari 

- Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO (04-2011)

In perfetta solitudine, non lontano da Tolfa, a cavallo tra il Monte Mazza e il Monte Sassicari, sorge il piccolo santuario (definito di tipo alpino) di Grasceta dei Cavallari, del IV- III secolo a. C.

Situato in un passo "montano", crocevia di alcune importanti vie di comunicazione, che ancora nel medioevo, attraverso i Monti della Tolfa, conducevano a Viterbo, proprio tra gli antichi confini di Tarquinia e Caere.

Scavato per la prima volta tra il 1955 e il 1957, oggi si distinguono le fondazioni di un temenos (recinto sacro) lungo circa 18 metri e largo 10 metri circa, con un porticato che doveva avere 4 colonne di legno per ciascun lato lungo, come attestano le quattro basi, e contenente all’interno un tempietto (naiskos) di 4 x 5 metri. Di questo sacello forse a cella unica, rimane una base in tufo modanata, comunemente interpretata come un altare.

All’esterno altri 2 piccoli edifici, molto probabilmente costruiti in argilla e legno, di cui rimangono solo le fondazioni. Uno è parallelo al naiskos con pianta rettangolare e con un basamento per una ipotetica statua. L’altro edificio a base quadrata, posto in senso obliquo rispetto l’asse del tempio centrale, con una pianta ad U e con muratura a secco ebbe un ruolo più antico (VI secolo a. C.).

In un santuario etrusco la preghiera dei fedeli era accompagnata dalla disposizione di un oggetto dalla forma spesso collegata alla grazia richiesta alla divinità: teste, piedi, mani, mammelle, genitali o organi interni. Questi oggetti riferiti a parti malate venivano consacrati e deposti nella cella del Tempio della divinità con la speranza che col suo intervento l'organo guarisse…

Non esistono al momento altri confronti diretti con altre aree sacre italiche, ma nonostante ciò si ritiene possa essere stato un santuario di confine, rurale, e dove sicuramente si venerava una divinità salutare. La frequentazione era per lo più fatta da locali, come attestano i numerosi ex- voto, pur non mancando anche successive presenze esterne, come attestano altri rinvenimenti ex-voto di più pregevole fattura.

Gli scavi hanno restituito ex voto di ispirazione prettamente locale, raffiguranti come di consueto parti anatomiche, ma anche alcuni di tradizione figurativa ellenistica. Inoltre il rinvenimento di alcune monete di bronzo, trovate vicino alla piccola ara di tufo, hanno permesso la datazione di una sicura frequentazione fino alla prima metà del III sec. a.C..

Gli scavi all’ingresso del tempio hanno riportato alla luce numerosi oggetti votivi in terracotta, rappresentanti parti del corpo umano: teste, piedi, mani e organi interni.

Questi oggetti, una volta consacrati erano deposti nella cella centrale del Tempio, con la speranza che col suo intervento l'organo guarisse. Ma l'accumulo di questi oggetti poneva il problema di smaltirne l'eccesso e siccome si trattava di oggetti consacrati non era possibile gettarli via. Per questo motivo venivano sepolti in fosse nell'area adiacente al tempio chiamata fossa votiva o favissa.

Considerando la diffusione dei Cistercensi, protagonisti di una diffusa rinascita agricola dal XII secolo, che eressero fattorie monastiche che presero il nome di “grangie” e la vicinanza con i ruderi dell’abbazia di Monte Piantangeli, alcuni studiosi azzardano ipotesi sul toponimo “grasceta” che potrebbe derivare proprio dal termine “grangia” o “grancia”, dal francese “granche” che significa “granaio”, qui utilizzato per indicare le ampie radure  sopra cui sorgevano i casali. Non dimentichiamo che “grasmen” in latino si utilizza per indicare un terreno adibito al foraggio degli animali…

Gli ex-voto (teste, piedi, mani e organi interni in terracotta) e le monete rinvenute sono ora presenti nel Museo Civico di Tolfa.

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