COMUNE Sambuci

Sambuci (RM) – Il borgo

Sambuci (RM) - il borgo 

- Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO (06-2010)

Lungo la valle del torrente Fiumicino prima di unirsi al Fiume Aniene, su un’altura si erge il pittoresco centro medievale di Sambuci.

Il  nome  deriverebbe dalla presenza nel territorio di piante di sambuco, il sambucus che un tempo cresceva in abbondanza e veniva sfruttato per le qualità curative e per aromatizzare i liquori. Una cinta muraria, munita ancora di tre porte caratteristiche, circonda tutto il paese, che è dotato di un bel giardino all’italiana chiamato dalla popolazione comunemente La Villa, precedentemente di pertinenza del Castello Thedoli e divenuto parco comunale nel 1991.

Il paese diede i natali al brigante “Curzietto” ovvero Curzio Pecili, che fu alla guida di una cinquantina di fuorilegge e compì diverse scorribande nella Campagna Romana.

 

Sul versante orientale dei Monti Ruffi si erge il caratteristico borgo di Sambuci.

Nell’area circostante numerose sono le testimonianze fin dall’età del bronzo, che continuano con quelle della popolazione degli equi che poco distante fondano Trebula Suffenàs, sul sottostante Passo della Fortuna.

Nel IV secolo a.C. i romani sconfiggono gli Equi e cominciano l’urbanizzzazione e la “civilizzazione “ della zona con la costruzione di strade, stazioni di posta e acquedotti. Passsato il periodo delle incursioni saracene che determinarono nell’area il fenomeno dell’incastellamento, Sambuci viene citato nel General Privilegio di Papa Nicolò I che nell’864 conferma i territori di appartenenza del Monastero di Subiaco.

Le stesse cronache sublacensi riportano il “fundum sambuculum” tra i possedimenti dell’abbazia nel 1051. Passò poi al vescovo di Tivoli e nel 1174 si trasformò in nucleo fortificato dipendente dal Casato degli Antiochia che lo tennero fino alla metà al XV secolo. Dal XVI secolo la storia del paese coincide sempre più con quella dell’attuale Castello Thedoli che divenne degli Astalli dopo esser stato dei Colonna, dei Mareri e del vescovo di Sulmona Zambeccari.

Nel XVIII secolo passò ai Piccolomini e nel 1878, i Theodoli, che già possedevano San Vito Romano e Ciciliano, ne divennero i proprietari. Il Borgo, voluto dal marchese Tiberio Astalli, fu un vero e proprio ampliamento del paese, che all’epoca era arroccato intorno al castello, con la costruzione di palazzetti lungo una strada principale, ora intitolata a Girolamo Thedoli, che univa le 2 antiche porte.

Oggi si presenta completamente restaurata ma all’epoca le facciate probabilmente erano tutte affrescate come si desume da alcuni affreschi rimasti in discrete condizioni…

 

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