COMUNE Sambuci

Sambuci (RM) – Castello Theodoli

Sambuci (RM) - Castello Theodoli 

- Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO (06-2010)

 

Se dici castello dici leggenda e se dici leggenda dici fantasma… e a Sambuci c’è una storia di fantasmi che non hanno mai voluto rivelare dove fosse il tesoro… e una storia di una degli ultimi proprietari, Maria Thedoli, che invano ogni notte chiedesse loro, invocandoli tra i cipressi del giardino, di rivelarle il luogo segreto…

Il castello di Sambuci si presenta come un ampio quadrilatero molto irregolare, con quattro grandi torri angolari con un residuo di scarpa alla base, e si sviluppa su quattro livelli e un grande seminterrato.

È menzionato come tale, per la prima volta, nella lapide murata sulla facciata della Chiesa di Santa Scolastica dell’Abate Umberto del 1052: Sambuculum è compreso fra i possedimenti fortificati dell’Abbazia.

Nell’XII secolo il feudo passò, insieme ai vicini paesi di Saracinesco ed Anticoli, ai D’Antiochia che provvidero per primi alla costruzione della rocca. È forse questo il periodo più significativo ed importante per Sambuci, che seguì le alterne vicende della famiglia, partecipando a lungo alle guerre contro i tiburtini.

Il castello rimane dei D’Antiochia fino al 1541 quando con atto testamentario il feudo passa ai Mareri. Dieci anni dopo fu acquistato dal vescovo di Sulmona Zambeccari e nella seconda metà del XVI secolo passa agli Astalli. Nel 1654, il cardinal Camillo Astalli, segretario di papa Innocenzo X lo scelse come stabile dimora e per questo fece una serie di lavori sul corpo del castello fino a conferirgli  l’aspetto di una residenza signorile. Nel XVIII secolo passò ai Piccolomini e nel 1878, i Theodoli, che già possedevano San Vito Romano e Ciciliano, ne divennero i proprietari.

 Il castello, una volta scelto dal cardinale Astalli nel 1654 come fissa dimora, fu oggetto di restauri e rifacimenti, trasformandosi in una vera residenza signorile. Addossato al castello, fu aperto un bel giardino all’italiana e fu costruita un’elegante loggia con volute barocche e contrafforti che si affacciava proprio sul nuovo giardino. Arricchito con statue, fontane e vasche, il giardino fu poi ornato dai Theodoli da un boschetto, con crescita spontanea del verde, che imitava il tipico giardino romantico all’inglese, molto di moda nell’800.

Il giardino all’italiana, divenuto parco comunale nel 1991 e comunemente detto dagli abitanti locali “La Villa”, presenta siepi di bosso che disegnano gli stemmi degli Astalli (tre cerchi) e dei Theodoli (la ruota).

Spetta invece sempre agli Astalli il merito di aver dotato le sale interne al castello di un ricco apparato decorativo di pitture. Gli affreschi, ancor oggi visibili, sono di un artista della cerchia del Domenichino, Giovan Angelo Canini. Troviamo così la sala Gerusalemme liberata con copertura a volta interamente affrescata ispirata al poema del Tasso; il Salone delle Prospettive con vedute prospettiche di paesaggi, tra un colonnato e con figure mitologiche come Giove, Marte, Ercole e Mercurio; la sala dei Ciclopi con le mitiche figure agli angoli del soffitto che “sostengono” dei medaglioni con le figure di Apollo, Marte ed Ercole; il salone del carro del Sole con allegorie sul giorno e sulla notte e, infine, una sala da bagno con al soffitto una scena di Mosè e il miracolo del Mar Rosso.

Durante la seconda guerra mondiale il castello ed il giardino subirono numerosi danneggiamenti perché fu trasformato dai tedeschi in quartier generale, nascondendo nel parco i carri armati provenienti dal fronte di Montecassino.

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