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Roma (RM) – loc. S. Maria di Galeria – ruderi di Galeria vecchia

Roma (RM) - loc. S. Maria di Galeria - ruderi di Galeria vecchia

- Testi elaborati da Tesori del Lazio (05-2010) 

L’antica città di Galeria, dichiarata “Monumento Naturale”, è situata su uno sperone di tufo che la difende naturalmente su 3 lati e nel rimanente lato scoperto, nella parte pianeggiante, è protetta dai possenti bastioni della foto. Di origini quasi sicuramente etrusche, la sua storia è densa di avvenimenti  tra i quali anche numerosi assedi. Le fonti documentali ci riportano come primo signore di Galeria il Conte Gerardo, che ospitò l’antipapa Benedetto X. La massima fioritura del borgo avvenne tra il  XIII ed il XIV secolo, quando fu degli Orsini, che lo tenne sino al 1690, quando passò agli Odescalchi. Divenuto, nel 1715, possedimento dei Manciforte era ormai destinato ad un lento ma inesorabile destino: diventare una delle più belle città morte del Lazio.

La vegetazione, qui particolarmente rigogliosa, lentamente si riappropriò degli spazi rubati dal lavoro dell’uomo. Questo è il fascino dell’antica Galeria che già stregò i viaggiatori della fine del settecento, come Goethe, quando ancora non era diruta ma nascosta nella macchia, e degli inizi dell’ottocento, come Thomas Ashby e Antonio Nibby, o agli inizi della seconda metà dell’800, come Ferdinand Gregorovius, che descrissero il fascino della desolazione del suo rapido abbandono.

Numerosi furono gli eventi disastrosi subiti dal borgo fortificato, ma anche diversi furono i tentativi di assedio falliti: è del IX secolo, infatti, la prima testimonianza scritta su Galeria, a proposito del saccheggio e della distruzione a opera dei Saraceni. Nel 1321 fu attaccata e saccheggiata dagli orvietani che riuscirono ad appropriarsi dei marmi di Galeria per utilizzarli nella costruzione del Duomo di Orvieto, ma nel 1457 il fortificato borgo riuscì a resistere all’assedio del Conte Everso di Anguillara, come anche nel 1485 quando anche i Colonna e i Caietani tentarono inutilmente l’assedio. Questi avvenimenti e i possenti muraglioni in selce in foto, alti fino a quasi 30 metri e di robustissima fattura, voluti dagli Orsini, diedero una certa fama alla cittadina che ospitò nel 1527 il Principe d’Orange e nel 1536 l’Imperatore Carlo V.

Nel 1690 il feudo passò prima agli Odescalchi e poi nel 1715 ai Manciforte, che cercarono di ridare impulso alla cittadina con opere di restauro e con l’introduzione di nuove colture come il gelso per la produzione dei bachi da seta. Ma il riacutizzarsi nei mesi caldi della malaria determinò un rapido svuotamento della cittadina: gli abitanti del borgo passarono da 450 fino a 8 nel 1805. Il saccheggio finale, perpretato dai Cesanesi nel 1837, segnò il capitolo finale di Galeria.

Dalla Via Braccianese, un bivio sulla sinistra indica il borgo di S. Maria di Galeria, da lì, con le indicazioni dell’Area protetta “Monumento Naturale Galeria Antica” gestita dall’Ente RomaNatura, si arriva ai resti della città di Galeria. Situata su uno sperone di tufo, l’antica città, di origini forse etrusche e sicuramente frequentata dai romani, dopo un periodo di splendore nel basso medioevo, conosce un lento declino fino ad essere definitivamente abbandonata, a seguito di una recrudescenza della malaria, nel 1809.

Galeria antica è famosa per l’affascinante intrigo di vegetazione di cerri, roverelle e sughere e i resti degli edifici. Galeria è oramai popolata, di giorno, da serpenti e lucertole e, ultimamente da gruppi di ragazzi appassionati di giochi di ruolo, per cui non è insolito incontrare principesse, elfi, maghi, orchi e cavalieri.

Di notte, invece, la città morta è percorsa da volpi, ricci e istrici, ma anche da persone col fascino dell’occulto. Certo è che, ultimamente, Galeria sta conoscendo il suo più brutto periodo di degrado, a causa della discutibilissima moda di utilizzare le bombolette di vernice colorata spray, per dipingere graffiti “satanisti”, ma anche semplici tag (in gergo si chiamano così le firme dei writer), sui nobili resti di antiche culture.

Secondo alcuni studiosi la città di Galeria, dichiarata Monumento Naturale, e posta al centro di un’area protetta, deve la sua origine da un’antica tribù di popoli latini i “Galerii”, mentre certo è che la “tagliata”, che si incontra poco prima dell’accesso alla città, e le tombe a camera lungo le sottostanti pendici vicino al torrente Arrone, confermano una frequentazione etrusca.

Alcune fonti citano il nome etrusco di Careia posta tra i territori di Veio e di Cerveteri. Una stazione di posta romana “Ad Careias” è successivamente posizionata in questi luoghi, citata come Careus anche dalla Tabula Peutingeriana  (la più famosa cartina stradale in pergamena, copia medievale di quella romana, lunga quasi 7 metri e larga 35 cm, che rappresenta la rete stradale romana, con diverse indicazioni quali la distanza in miglia romane, le stazioni di posta, i centri termali, le osterie, etc  ma con aggiunte di particolari del XII secolo - attualmente è conservata alla Biblioteca Nazionale di Vienna) e il toponimo ci rivela una certa “assonanza” con il nome etrusco.

Da visitare con estrema cautela, ad ogni metro si cela un insidia: Galeria può essere pericolosa per gli enormi depositi di  granaglie sotterranei, con strutture tipiche a fiasco, per le seminascoste cave lungo il torrente Arrone, per le vecchie tombe etrusche, poi riutilizzate come magazzini, che si aprono a terra tra un rudere ed un altro, per le mura degli edifici pericolanti, etc... ma anche questo contribuisce al suo fascino!

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