Roccasecca (FR) – Fraz. di Caprile – Eremo-Grotta di S. Michele

Roccasecca (FR) - Fraz. di Caprile - Eremo/Grotta di S. Michele

- Testi elaborati da Tesori del Lazio (05-2010)

Per raggiungere l’Eremo di S. Michele, conosciuto anche come chiesetta rupestre di S. Angelo d’Asprano, costruito sotto la rupe dominata dagli imponenti resti del Castello dei Conti d’Aquino, basta poco più di una mezz’ora di cammino dal sottostante paese (ovviamente sconsigliata nei mesi caldi). L’eremo è già citato prima dell’anno 1000 nel Chronicon Casinese per una donazione all’Abbazia di Montecassino. La grotta fu usata fino alla metà del XIX secolo come camera di sepoltura per vittime di malattie infettive, infatti, lateralmente alla chiesetta, affiorano ancora numerose ossa a testimonianza di questa compassionevole pratica.

 

Il piccolo edificio è costituito da una prima ampia grotta sotto la parete rocciosa che funge da tetto, probabile parte destinata all’originario romitorio di una piccolissima comunità, da un vano transetto e un secondo ambiente che funge da chiesetta con piccola abside.

Nel vano transetto a sinistra spicca l’immagine dell’Arcangelo S. Michele (XV secolo), da cui il nome della grotta, e un’altra pittura ormai irrimediabilmente distrutta.

 

Nell’abside un interessante affresco della scuola bizantina/benedettina del XI-XII secolo desta la nostra curiosità. Al centro, all’interno di una lunetta, un Cristo con la mano benedicente con ai lati quattro angeli. Sotto al centro la Madonna con le braccia alzate e le palme rivolte verso chi guarda.

A destra sono raffigurati sei apostoli di cui uno con il braccio alzato e l’indice teso indicante il Cristo e l’ultimo con la mano alzata in segno di adorazione.

 

Sempre nell’abside, alla sinistra del Cristo Benedicente racchiuso in una mandorla, sono individuabili cinque apostoli, di cui si notano ormai solo le parti inferiori dei vestiti, mentre la parte superiore è irriconoscibile a causa di un distacco dell’intonaco. Ma il distacco rivela un affresco antecedente con una figura di un santo in proporzioni più grandi dei successivi apostoli. Questa pittura antecedente è da riferire al periodo longobardo. Mentre il complesso pittorico sovrastante del Cristo, Angeli, Madonna e Apostoli è attribuito alla scuola bizantina/benedettina del XI-XII secolo.

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