Fabrica di Roma (VT) – Falerii Novi

Fabrica di Roma (VT) - Falerii Novi

- Testi elaborati da Tesori del Lazio (06-2010) Il popolo falisco nel 241 a.C. viene brutalmente piegato alle volontà di Roma. Distrutta la capitale Falerii Veteres (Civita Castellana) ai sopravvissuti venne concesso di abitare in una terra fertile ma pianeggiante, cinta di mura ma pur sempre espugnabile, in una nuova città: Falerii Novi.

Falerii Novi nacque dopo il 241 a.C. a seguito della distruzione di Falerii (detta appunto Veteres per distinguerla) la più importante città dei Falisci, situata dove nel medioevo sorse la “Civita” (odierna Civita Castellana).

I romani diedero vita a questo nuovo insediamento (Falerii Novi), in pianura e privo di difese naturali, non molto distante da quello distrutto (6 km) per accogliere i cittadini sopravvissuti. Costruirono tutt’intorno all’abitato una cinta di mura con 7 porte, di cui 4 le più importanti. Tra queste la porta ovest, detta anche Cimina, è meglio conosciuta come Porta di Giove per la scultura che orna la chiave di volta dell’arco (ora c’è un calco, l’originale è nel Forte Sangallo a Civita Castellana). La porta presenta un arco con ghiera in conci di peperino lunghi e regolari e cornice aggettante con ai lati due torri quadrate per la difesa, utilizzate anche in epoca medievale per difendere il complesso abbaziale situato all’interno delle mura.

Dell’antica città di Falerii Novi rimane straordinariamente in piedi l’intera cinta muraria (più di 2 chilometri), realizzata in opera quadrata, con conci di peperino disposti di testa e di taglio, a filari alternati, senza malta. Nella estesa pianura ancora oggi appare evidente questa lunga muraglia, che in alcuni punti mantiene l’altezza originale di 17 metri e lo spessore di circa 2 metri. La cinta era rinforzata, ogni 30 metri circa, da torri quadrate (80), di cui ancora oggi almeno 40 ne rimangono in piedi con diversi stati di conservazione.

Tra le principali cause che hanno determinato l'abbandono di Falerii Novi, fu sicuramente l’infelice posizione difensiva priva di baluardi naturali, scelta dai romani per punire i falisci di Falerii (Veteres); posizione che facilitò le incursioni barbariche tra il V e VI secolo d.C. e sicuramente la distruzione nel 773 d.C. da parte del Re Longobardo Desiderio e infine il saccheggio dei Normanni.

Gli abitanti di Falerii Novi cercarono così rifugio nella posizione della città di origine (Falerii Veteres), un altopiano tufaceo difeso da profondi burroni, ricostruendo così l'attuale Civita Castellana.

Lungo gli oltre 2 chilometri della cinta muraria dell’antica città di Falerii Novi, costruita dopo il 241 a.C., oltre alle 7 porte principali, si aprivano anche dei piccoli accessi detti "posterule". Questi accessi, posizionati solitamente in alto rispetto al terreno servivano per lo più per i movimenti delle truppe che potevano uscire o entrare nella città in stato di assedio, in fila indiana con una scaletta di legno, senza aprire gli accessi maggiori creando così una temporanea debolezza nelle difese. Le posterule, che attraversavano le mura di blocchi di peperino, spesse più di 2 metri, erano molto strette e posizionate in modo da essere ben difese da almeno una delle 80 torri posizionate lungo l’intera cinta muraria.

La posterula della porta ovest, detta porta “Cimina” ma meglio conosciuta come Porta di Giove per via della scultura posizionata sulla chiave di volta dell’arco, posta lungo il decumano della città, la via Cimina, è sulla destra dell’ingresso. 

Non si è certi del vero nome del Decumano Massimo, l’altra via principale, che sicuramente era porticata. Come abbiamo detto la parte verso ovest veniva chiamata via Cimina e quella verso est era invece la via Annia. La porta principale era sulla via Annia ed era accessibile tramite ponte oggi scomparso. Da questa porta, che guardava verso il Monte Soratte, partiva la via Sacra che conduceva alla cosidetta “Valle dei Templi” nei pressi dell'antica Falerii falisca, dove ogni anno si svolgevano processioni in onore della dea Giunone, come ci riporta anche il poeta latino Ovidio negli “Amores” (I.II.935).

Interessante è anche la porta del Bove o Puteana, situata nell’angolo sud-est, arroccata in alto e ancora oggi nascosta tra una fittissima vegetazione, porta che prende il nome più "moderno" dalla decorazione antropomorfa disposta nella chiave di volta, mentre il nome latino potrebbe essere associato alla presenza di alcuni pozzi sottostanti.

George Dennis nella sua opera "The Cities and Cemeteries of Etruria", del 1848, la descrive così:

"...Nel centro è una porta, la Porta del Bove, ben lavorata, ma che appare del tutto insignificante - quasi un semplice foro di drenaggio nella vasta distesa delle lunghe mura. Ai lati le torri e le mura sono coperte con alberelli di querce, e merlate con fitte vegetazioni di edera. Le sottostanti deserte grotte sono invase con timo selvatico e vite spontanea"

Visualizza "Fabrica di Roma (VT) – Falerii Novi"
sulla nostra mappa interattiva

Nei dintorni....

Richiedi maggiori informazioni

CAPTCHA Image
C'è un Tesoro in ogni dove
Scopri la nostra Mappa Interattiva

Associazione Sportiva Dilettantistica e Culturale "Tesori del Lazio" - © Tutti i diritti riservati -
C.F. 97678830585 - Via Laura Mantegazza 45 - 00152 ROMA - Fax 06 99335415 - Iscriz. n. 164063 del Registro Nazionale CONI e Affiliata CSEN

web design Easy Grafica