Civitavecchia (RM) – Torre del Marangone

Civitavecchia (RM) - Torre del Marangone

- Testi elaborati da TESORI DEL LAZIO (09-2010)

L’esigenza di dotare il litorale pontificio di una linea di fortificazioni, nasceva dalla paura di un’imminente invasione turca che si aspettava dal mare, come conseguenza della rovinosa disfatta subita a Gerba nel 1560 dalle forze cristiane. La torre del Marangone, che prende il nome dal vicino Fosso, voluta da Pio V, fu costruita a pianta quadrata, agli inizi del XVII secolo, su un piccolo promontorio roccioso. L’aspetto attuale è dovuto ad un restauro settecentesco e agli inizi del ‘900, quando fu utilizzata come abitazione da pescatori locali.

La torre si trova all’interno di  una proprietà privata: la “Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia”. Nel 1945 Don Antonio Rivolta avviò un’attività assistenziale a favore dell’infanzia del dopoguerra, fondò così una comunità tra S. Marinella e Civitavecchia; nacquero all’interno della tenuta i “Villaggi” Marinaro, Agricolo e quello Industriale.

Oggi la torre sorge su una discutibile spianata di cemento e troppo vicino a degli edifici semi-fatiscenti del Villaggio Marinaro… ma forse proprio questo l’ha difesa dalla speculazione edilizia che negli anni 70 ha spesso fatto scempio della costa laziale.

Papa Pio V continuò l’opera del suo predecessore (Pio IV) emanando nel 1567 la “Costitutio de aedificandis turribus in oris maritimis”, con la quale il Pontefice incaricò il console Martino De Ayala di organizzare un sistema difensivo lungo le coste basato su una serie di fortificazioni collegate tra loro, per assicurare alla Chiesa il reale controllo delle spiagge e dei territori costieri, dopo la disfatta di Gerba sulle coste tunisine (1560).

Ayala definì il piano delle costruzioni da fare ex novo e quelle da restaurare. Torre del Marangone fu, quindi, una delle 61 torri di controllo, come Torre Flavia di Ladispoli o la Torre di Maccarese,  che furono edificate o restaurate lungo la costa tirrenica, poste a distanze molto ravvicinate tra loro, per poter comunicare tra loro o portare un messaggio di pericolo incombente a Roma in meno di un’ora. Sulla sommità delle torri erano poste delle fornacelle, accese giorno e notte, per le comunicazioni ottiche a lunga distanza e campanelle per avvisare il personale in servizio e la popolazione circostante. Ovviamente c’erano altri sistemi di segnalazione utilizzati a seconda dell’urgenza e la tipologia di notizia: dall’utilizzo degli specchi, alle staffette a cavallo e alle salve di cannone..

A pianta quadrata, dotata di una scarpa iniziale, è disposta a bastione con uno spigolo orientato in maniera leggermente obliqua rispetto al mare, questo serviva a ridurre l’effetto dei proiettili che in questo modo colpivano di sbieco le pareti della torre, riducendo il loro potere dirompente.

La porta oggi visibile a pianterreno è un accesso recente, quello originario era situato sopra la scarpa e la  cordonatura, fornito di rampa e passerella retrattile. Nel settecento ricostruirono la rampa in mattoncini sull’accesso originale e... ancora oggi per l’accesso si passa per una piccola passerella.

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