Camerata Nuova (RM) – ruderi di Camerata vecchia

Camerata Nuova (RM) - ruderi di Camerata vecchia

In alto sulle pendici settentrionali dei Monti Simbruini, lontano dalle strade di comunicazione e nascosto sulla cima di un promontorio roccioso (circa 1220 metri slm), quasi inespugnabile, il castello e il borgo di Camerata erano circondati da imponenti mura nelle quali si apriva un'unica porta.

Purtroppo il paese, il 9 gennaio 1859, in pochissimo tempo, venne distrutto da un violento incendio scoppiato per futili motivi, o, secondi alcuni, per una rappresaglia brigantesca: infatti il paese si trovava al confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie e rappresentava un fastidioso avamposto militare.
Gli abitanti fuggiti a valle, trovarono rifugio nella zona pianeggiante vicino allo sbocco della Valle di Fioio. Il nuovo insediamento (Camerata Nuova) venne alla luce anche grazie al generoso contributo di Papa Pio IX.
Originariamente il nome del paese era "Camorata" ed il toponimo attuale della zona è "La Cammorata". Il nome del paese di "Camorata" appare per la prima volta in un documento nel "Regesto Sublacense" del 1060. L'aggettivo "Vecchia" e' stato dato nel momento in cui e' stata costruita la “Nuova” Camerata nella valle sottostante, ovvero dopo il terribile incendio del gennaio 1859.
Le “immagini” più recenti del borgo fortificato di Camerata Vecchia si hanno grazie al pittore svizzero August Weckesser (1821-1899), famoso nella zona dei Monti Carseolani e Simbruini anche per il ritratto della tragedia vissuta dagli abitanti di Camerata con il suo “Incendio di Camerata Vecchia” oggi esposto ai Museo di Schaffausen (Svizzera).
 
Quello che resta del borgo fortificato, distrutto in pochissime ore da un violento incendio nel gennaio del 1859, lo troviamo in un luogo situato in alto, su un promontorio roccioso tra il Fosso Luisa e il più noto Fosso Fioio, tra i 1220 e i 1250 metri s.l.m. Una escursione nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini non difficile (quasi 5 km a/r e un dislivello di 450 metri) ma poco segnata e situata ad una altitudine tale da dover pianificare bene il periodo di visita.
I ruderi appaiono sparsi tra le aspre rocce, i terrazzamenti e i prati, dove si individuano le mura di cinta, i resti delle case e l’arco di sostegno della diruta Chiesa di San Salvatore. La visita, non segnata con un itinerario definito, richiede particolare attenzione tra crolli, voragini e speroni di roccia. Da evitare in estate per il forte irraggiamento e per la presenza di tranquille e solitarie vipere!
 

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