COMUNE Subiaco

Subiaco (RM) – Il Sacro Speco e Santa Scolastica

 

Subiaco (RM) - Il Sacro Speco e Santa Scolastica. I Cosmati a Subiaco

In questa breve nota redatta per Tesori del Lazio, vorrei parlare delle curiosità cosmatesche che attualmente sono presenti nel Sacro Speco di Subiaco e nel monastero di Santa Scolastica (fig. 1).

 

In questo importante complesso religioso benedettino i Cosmati furono chiamati a svolgere un grande ciclo di lavori che iniziò con la presenza di Lorenzo di Tebaldo, presumibilmente attorno al 1185, data che gli studiosi ricavano dal frammento cosmatesco più antico presente sul luogo, ovvero un pezzo di architrave che attualmente si trova incastrato sugli stipiti del secondo accesso al Sacro Speco.  Sicuramente restaurato, almeno nella fascia decorativa musiva centrale, reca l’iscrizione :

SIT PAX INTRANTI SIT GRATIA DIGNA PRECANTI
LAVRENTIVS CVM IACOBO FILIO SVO FECIT HOC OPVS

che vuole indicare che il maestro Lorenzo di Tebaldo, aiutato dal figlio Iacopo,  eseguì dei lavori nel luogo in cui un tempo si trovava questa iscrizione (fig. 2).

[caption id="attachment_4882" align="aligncenter" width="579"] Fig. 2[/caption]

L’architrave, forse parte di un portale che è stato demolito, in origine non era dove è posto oggi, ma in un luogo sconosciuto e dove si trovasse o in quale edificio fosse non è dato sapere. Il marmo fu rinvenuto nel 1879 nella cucina del monastero e successivamente murato ove si trova oggi. Questo reperto è molto importante, perché insieme alle iscrizioni del portale di Santa Maria di Falleri, datata al 1185 e quella dell’architrave di Segni (oggi nel locale Museo Archeologico), datata pure al 1185, sono fondamentali testimonianze della collaborazione tra il maestro Lorenzo e il figlio Iacopo al di fuori di Roma.

[caption id="attachment_767" align="aligncenter" width="578"] Fig. 3[/caption]

L’argomento però più interessante, per ciò che riguarda la presenza dei Cosmati a Subiaco, è certamente quello di sapere se essi svolsero lavori sia nel Monastero, come è testimoniato dai resti di alcuni frammenti di mobilio e soprattutto dal cosiddetto “Chiostro dei Cosmati”, sia nel Sacro Speco, dove pure si vedono oggi cospicue tracce di reperti cosmateschi. Sebbene  Gustavo Giovannoni prima e Peter Cornelius Claussen dopo, abbiano ipotizzato che l’architrave provenga dall’antico accesso al cenobio, posto più in basso, io propendo per una nuova ipotesi che prevede la traslazione del reperto dall'antica chiesa del vicino monastero benedettino di Santa Scolastica, in cui reputo più significativo il passaggio di ben tre generazioni di Cosmati, come testimoniano le iscrizioni del terzo chiostro. 

La ragione che mi spinge a propendere per questa ipotesi trova i suoi fondamenti nel fatto che  all'interno del Sacro Speco non si osservano opere cosmatesche originali che possano far pensare ad una presenza certa dei maestri anche in quel luogo. Tutto sembra essere stato programmato nel tempo al solo scopo di abbellire le cappelle del Sacro Speco con gli avanzi dello smembrato arredo presbiteriale della chiesa medievale del monastero di Santa Scolastica. I pavimenti sono ricostruiti utilizzando materiale erratico antico (come le tessere accumulate residue dell’antico pavimento cosmatesco del monastero) e materiale di varie epoche, come si osserva in alcune guilloche e quinconce cosmateschi lungo la Scala Santa.

[caption id="attachment_768" align="aligncenter" width="578"] Fig. 4[/caption]
Sono del parere, quindi, che una parte delle tessere originali dell’antico pavimento cosmatesco del monastero di Santa Scolastica, siano state reimpiegate, insieme a materiale più recente, nella costruzione a disegno arbitrario del pavimento che sta nella chiesa superiore del Sacro Speco (figg. 3-4), ovvero la prima e più grande che si visita entrando dall’attuale ingresso.
Nonostante l’adattamento delle tessere in motivi  geometrici a volte familiari, a volte inusuali, spesso addirittura confusionali e senza senso, è possibile addirittura cogliere dettagli stilistici riferibili ad un’epoca in cui si avverte il passaggio dalle opere realizzate da Lorenzo tra il 1180 e il 1195 e quelle del figlio Iacopo tra il 1200 e il 1220.
 
Questa mia ipotesi, nuova nel mondo dell’arte cosmatesca, spiega finalmente come mai nel monastero di Santa Scolastica siano rimasti solo due o tre reperti, peraltro non facilmente collocabili nel Sacro Speco, costituiti dai resti forse di stipiti di un portale, simili a quelli di Santa Maria di Castello a Tarquinia, con i quali è stato ricostruito un monumento a forma di trono vescovile che si trova custodito in una delle gallerie del primo chiostro (fig. 7).
[caption id="attachment_771" align="aligncenter" width="578"] Fig. 7[/caption]
 
E’ abbastanza strano che in un monastero, quello di Santa Scolastica, in cui l’attività di tre generazioni dei maestri Cosmati è testimoniata dalle iscrizioni del chiostro cosmatesco, non si conservi nulla di quello che un tempo dovette essere un enorme e glorioso arredo cosmatesco medievale, oppure del pavimento della chiesa. L’unica spiegazione e che i resti di questi monumenti siano stati reimpiegati nelle varie fasi di costruzione e restauro degli ambienti che attualmente formano tutto il Sacro Speco. 
 

Oltre al pavimento della chiesa superiore, infatti, si possono vedere alcune specchiature pavimentali nuove, realizzate per adornare altari che mostrano decorazioni cosmatesche, forse in parte originali, e che sono facilmente riferibili allo stile dei Cosmati di Lorenzo. 

[caption id="attachment_769" align="aligncenter" width="578"] Fig. 5[/caption]

Si tratta di plutei (fig.5) che potrebbero provenire dall’arredo cosmatesco della chiesa del monastero di S. Scolastica, mentre una foto antica della cappella che sta all’inizio della Scala Santa non mostra il quinconce che si vede oggi e potrebbe testimoniare che esso è stato ivi realizzato in tempi moderni (fig. 6).

[caption id="attachment_770" align="aligncenter" width="578"] Fig. 6[/caption]
 
Il piatto forte, però, di ciò che resta delle opere dei Cosmati a Subiaco, è il terzo chiostro, dopo quello gotico e quello rinascimentale, denominato appunto chiostro cosmatesco, nel monastero di S. Scolastica (fig. 8).
[caption id="attachment_772" align="aligncenter" width="578"] Fig. 8[/caption]

Nelle iscrizioni che vi restano però non si legge più il nome di Lorenzo, ma quello del figlio Iacopo, sull’archivolto dell’ingresso sul lato meridionale, in qualità di magister...romani cives..., cioè vale a dire quando egli era ormai un maestro indipendente dal padre, e quella del figlio di Iacopo, cioè Cosma e i figli di quest’ultimo Luca e Iacopo II, sul fregio della trabeazione del lato occidentale (fig.9).  

[caption id="attachment_773" align="aligncenter" width="578"] Fig. 9[/caption]

Dal nome dell’abate Lando riportato nell’iscrizione è possibile datare il lavori al tempo in cui questo abate visse, cioè tra il 1227 e il 1243 ed il completamento del chiostro è stato datato dagli studiosi ad un periodo posteriore al 1235 (fig.10).

[caption id="attachment_774" align="aligncenter" width="578"] Fig. 10[/caption]

A sostegno della mia tesi, secondo la quale i reperti cosmateschi che oggi si osservano nel Sacro Speco in realtà provengono tutti dal monastero di Santa Scolastica, vi è anche una iscrizione oggi scomparsa, "Magister Iacobus Romanus hoc opus fecit", ma riportata da un autore del XVII secolo che probabilmente la vide con i suoi occhi come reperto esistente nel coro tardo medievale della chiesa nel 1638, prima della sua distruzione. Dal che si ritiene che Iacopo abbia svolto i suoi lavori nel monastero di  Santa Scolastica tra il 1202, quando il complesso monastico fu visitato anche da papa Innocenzo III, e il 1210, anno in cui furono terminati i lavori della cattedrale di Civita Castellana. 

Articolo e Fotografie liberamente concesse a "Tesori del Lazio" da Nicola Severino (12-2012)

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