COMUNE Formia

Formia (LT) – Il Formianum di Cicerone

Domus e villae marittimae nel sud pontino

Le domus di Formia (LT) - Il Formianum di Cicerone

Sappiamo tramite fonti antiche e ritrovamenti archeologici che membri dell’élite politico-culturale della capitale avevano interessi e proprietà nel territorio formiano. Il personaggio più importante da ricordare è Cicerone che menziona nei suoi scritti di possedere una villa a Formia (il Formianum), una tra le tante che possedeva fra il Lazio e l’Italia meridionale (il cui numero aumenta dopo il 63 a.C., anno in cui divenne console)[1].

Tramite l’Arpinate sappiamo che nella città soggiornavano diversi esponenti politici: in una delle lettere ad Attico menziona suo genero Cornelio Dolabella, seguace di Cesare durante la guerra civile e console nel 44 a.C., che aveva una proprietà a Formia[2]. Oltre a lui doveva soggiornare nella città anche l’oratore Marco Celio Rufo, cavaliere e tribuno nel 52 a.C., difeso in una orazione da Cicerone[3].

Fig. 1 - Busto di Cicerone, seconda metà II sec. d.C. - Città del Vaticano, Musei Vaticani.

Elisa Romano, Personaggi illustri, in Storia illustrata di Formia, Formia Romana, pag. 109,
Biblioteca di Formia.

Durante il I triumvirato tra Cesare, Pompeo e Crasso ( 59 a.C.), venuto meno il suo peso politico, l’oratore si ritira nel Formianum, dove segue le vicende politiche della capitale e l’acuirsi del conflitto fra Cesare e Pompeo.

Ci sono pervenute molte notizie di questo periodo tramite la corrispondenza tenuta con l’amico Tito Pomponio Attico.

L’epistolario è molto importante perché delinea in modo dettagliato lo stato d’animo e il peso politico di Cicerone in questi anni fino alla guerra civile: si schiera da subito dalla parte di Pompeo presidiando il tratto costiero formiano per suo conto[4], ma non è privo di dubbi, incertezze ed emerge più volte l’idea di schierarsi con Cesare[5]. Nel conflitto egli diventa sempre più una figura di intermediario tra le due parti adoperandosi per il conseguimento della pace[6]. Ed è sempre nel  Formianum che lo raggiungono i sicari di Antonio.

Seneca cita un racconto di Livio, altrimenti perduto per noi, che descrive dettagliatamente gli ultimi istanti della vita dell’oratore[7]. Sono stati compiuti diversi studi per localizzare in modo preciso la  villa di Cicerone, ma ancor oggi non si ha assoluta certezza. I primi studi furono compiuti nel 1754 da Erasmo Gesualdo da Gaeta, il quale sosteneva  che il Formianum si trovasse sul tratto di via Appia tra Castellone (Formia) e Gaeta, presso il colle Acervara, poco distante dalla tradizionale “Tomba di Cicerone”. In questo luogo si è ritrovato un sepolcro rupestre in cui alcuni storici locali ipotizzano che fosse stata sepolta la figlia Tullia, ma Erasmo lo confuse con quello dell’Arpinate[8].

Fig. 2 - Resti di una sala termale o Ninfeo Maggiore nella cosiddetta “Villa di Cicerone” in una incisione dell’Ottocento, (L.Rossini, Viaggio pittoresco da Roma a Napoli, Roma 1839, tav.58 - Fototeca Salvatore Ciccone)

Elisa RomanoPersonaggi illustriin Storia illustrata di Formia, Formia Romana, pag. 110,
Biblioteca di Formia.

Carlo Lingny, principe di Caposele, era concorde sull’individuazione della tomba ma localizzava la villa di Cicerone nella sua proprietà di Castellone, in aperto contrasto con le fonti antiche.

In ultimo lo storico formiano Pasquale Mattej, intorno alla metà dell’ 800, fece un’ampia analisi dei reperti verificando le tradizioni antiche riguardo il sepolcro di Cicerone, Tullia e il Formianum.

Negli ultimi decenni sono state compiute ricerche archeologiche approfondite sul sito della “Tomba di Tullia” e su quello che viene comunemente chiamato “Tomba di Cicerone”.

Importante è stata anche l’analisi dei testi di autori antichi e di Cicerone stesso che hanno permesso di delineare una mappatura topografica del Formianum. L’Arpinate chiama la villa, nello stesso contesto, sia Formiano che di Gaeta[9].

Si può presumere che la sua villa fosse situata nella zona occidentale del territorio formiano, verso Gaeta, che in età romana era un centro satellite di Formia e non una città  a sé . Plutarco dice che la villa è “piacevole per il tepore estivo in quanto esposta ai gradevolissimi venti etesi”, cioè il ponentino, e aggiunge che “ha in questo luogo un piccolo tempio di Apollo sopra il mare”[10].

Plutarco quindi ha cognizione del luogo e lo localizza vicino il mare e il tempio. Cicerone ci dà altre notizie sulla morfologia della tenuta in una lettera ad Attico: menziona la tenuta di Caio Arrio vicina alla sua, come confinante (proximus est vicinus, imo ille quidem iam contubernalis ).

Fig. 3 - Resti del cosiddetto Ninfeo Minore prima dei restauri borbonici in una incisione dell’Ottocento, (L.Rossini, Viaggio pittoresco da Roma a Napoli, Roma 1839, tav.58 - Fototeca Salvatore Ciccone)

Elisa RomanoPersonaggi illustriin Storia illustrata di Formia, Formia Romana, pag. 111,
Biblioteca di Formia.

Mentre poco più lontana c’è quella di Sebosio (Ecce ex altera parte Sebosius)[11]. Le ville erano predisposte lungo un asse, vicinissime quelle di Cicerone ed Arrio, poco distante ma non confinante invece è la villa di Sebosio[12].

Per quanto riguarda la tomba dell’oratore non c’è nessun riferimento esplicito ma si deve supporre che sia sottinteso in Formia. Marziale in un epigramma indica Silio Italico come proprietario del Formianum di Cicerone dopo la sua morte con tutto quello che si trova in esso, compreso la tomba[13]. Quindi il sepolcro era tutt’uno con la villa, luogo dove l’Arpinate fu ucciso dai sicari di Marco Antonio.

Proprio sul momento della sua uccisione ci viene fornito un dato importantissimo: tramite la citazione di Seneca Livio afferma che la distanza  dall’approdo alla parte alta della villa, dove Cicerone fu ucciso, è di circa mille passi[14]. Le ricerche archeologiche hanno evidenziato sul colle Acervara  dei resti di una villa.

Quest’insediamento sovrasta la “Tomba di Tullia” e la Valle di Pontone (dove è situata la “Tomba di Cicerone”), e si è calcolato che dista dal mare circa mille passi. Inoltre si sono trovati dei resti di un  tempio che può corrispondere a quello di Apollo menzionato da Plutarco distante 100 metri a oriente dalla Tomba di Cicerone in linea retta con la via Appia[15].

Nella parte litoranea antistante la foce di Pontone sono localizzati dei ruderi che fanno ipotizzare la presenza di un molo di attracco. Tutti questi elementi rendono verosimile la collocazione del Formianum nella piana di Pontone estesa ad un possedimento collinare sopra l’Acervara, dove ci sono i resti della costruzione rurale.



[1]  Elisa Romano, Personaggi illustri, in Storia illustrata di Formia, vol.1, p. 108.

[2]  Cicerone, Lettere ad Attico, 15, 13,5.

[3]  Cicerone, Pro Caelio.

[4]  Cicerone, Lettere ad Attico, 8, 3, 6.

[5]  Cicerone, Lettere ad Attico, 9,10.

[6]  Cicerone, Lettere ad Attico, 9,11a.

[7]  Seneca, Suasorie, 4,17.

[8]  Salvatore Ciccone, Aggiornamenti sulla topografia del Formianum di Cicerone, in Atti del Formianum, vol. 1 p. 43

[9]  Cicerone, Lettere ad Attico, 1, 4.

[10]  Plutarco, Vita di Cicerone, 2,47.

[11]  Cicerone, Lettere ad Attico, 2,14.

[12]  Salvatore Ciccone, Aggiornamenti sulla topografia del Formianum di Cicerone, in Atti del Formianum, vol. 1 p. 44.

[13]  Marziale, Epigramma, 11,48.

[14]  Seneca, Suasorie, 4,17.

[15] Salvatore Ciccone, Aggiornamenti sulla topografia del Formianum di Cicerone, in Atti del Formianum, vol. 1, p. 47.

 

 

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- Testo liberamente concesso da Daniele De Meo e rielaborato da Tesori del Lazio.


 

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