COMUNE Ceprano

Ceprano (FR) vista dal poeta Cesare Pascarella in viaggio in Ciociaria (1)

Ceprano (FR) vista dal poeta Cesare Pascarella in viaggio in Ciociaria (1)

Un itinerario in Ciociaria con un compagno di viaggio d’eccezione: il poeta romano Cesare Pascarella che ci lascia memoria delle sue esperienze ne "Le Prose".

Era un uomo particolarmente irrequieto e amava molto viaggiare: dopo il viaggio in Sardegna del 1882 con D’Annunzio e Scarfoglio alla scoperta di un mondo considerato misterioso ed arcaico, visitò anche l’India, il Giappone, gli Stati Uniti, la Cina, l’Argentina e  l’Uruguay.

Le zone che più ha amato e ha descritto in versi e in pittura sono quelle rurali del Lazio, i luoghi lontani dal frastuono cittadino. Faceva parte dell’associazione artistica  dei “XXV della Campagna Romana” e ogni domenica andava alla scoperta di luoghi affascinanti della nostra regione che riproduceva nei suoi “Taccuini” con disegni e poesie: i “Tesori del Lazio” di allora.

Partiremo assieme al Pascarella da Ceprano (FR), dove era giunto proveniente da Roma con il treno, per andare ad Arce, Fontana Liri, Isola del Liri e Sora fino a fermarsi in località Anitrella, frazione di Monte San Giovanni Campano.

Riprenderemo il viaggio poi, con il poeta romano, passando per Monte San Giovanni Campano, Santopadre, Casalvieri e Atina..

«Sullo spiazzo, dietro la stazione di Ceprano, un legno a cui erano attaccati tre cavalli scheletriti, flagellati da nugoli di tafani, stava ad arroventarsi al sole; il vetturino, un tipo selvaggio, dalla faccia annerita, dormiva sopra un mucchio di fieno, poco lungi, e russava profondamente. Altri legni per andare a Fontanaliri non v’erano: Mi avvicinai al vetturino e tentai di svegliarlo. Era di sonno duro. Allora una contadina, che stava, poco lungi, seduta, si alzò, e avvicinatasi al dormiente gli applicò due calci ove finiva la sua schiena, gridandogli: - Arrìzzate, Ciccantò, ca s’è fatto juorno!

            Ciccantonio, si alzò stropicciandosi gli occhi e la schiena e facendo brillare al sole, sul collo nero, una filza di medaglie; mi salutò con un: ben arrivato a signoria! e incominciò subito a decantarmi la comodità della sua carrozza, la bontà de’ suoi cavalli e la sua grannissima abbeletà nel condurli. Io, poco persuaso della verità di tante lodi, accennai qualche dubbio, ma egli ribattè: - Lei, signoria, non indubiti: saglìte e sarete insoddisfatto. – Ed io convintissimo di quanto egli asseriva, comperai quattro arance da una bella ragazza, che vendeva anche ciambelle, vino e frutta, e salii nel legno ponendomi la valigia fra i piedi.

            Ciccantonio saltò in cassetta, tempestò di frustate i cavalli, che non volevano muovere il primo passo, sfilò una corona di bestemmie di tutte le qualità e dimensioni, e allora le rozze si mossero finalmente, e giù di trotto per la via bianca e polverosa di Ceprano.»

 

Fig. 1 - Ceprano (FR) - La cattedrale di Sant'Arduino

«Io per non sapere che altro fare, comincio a gironzolare per le vie di Ceprano, seguito da uno  sciame di ragazzi gialli e verdi per la febbre malarica, credo, e qualcuno forse anche per la fame.

Su la piazza, fuori della Porta, vi trovai il mercato.

…Poi seguendo una strada lunga e polverosa, dopo di aver salutato il nome di Dante Alighieri che si leggeva scritto vistosamente su l’angolo di un vicolo, ov’era men che notte e men che giorno, pervenni in fondo al paese e sboccai in una piazza piena di sole e di mucchi di canapa ove sorge la cattedrale dedicata a Sant’Arduino.»

 

Fig. 2 - Ceprano (FR) - Il ponte antico di ferro sul fiume Liri

«Più innanzi trovai un piccolo ponte di ferro che serve a traversare il Liri, le cui acque allora scarseggiavano. Su la ghiaia lunghe file di contadine cantando canzoni piene di malinconia battevano la canapa.»

 

Fig. 3 - Ceprano (FR) - il fiume Liri

«Il paesaggio lieto di sole, le donne che lavavano e maciullavano la canapa, i canti pieni di malinconia mi risvegliarono gl’istinti poetici,  tanto che non potendo più frenarmi, scesi giù sulla sponda lirica e mi accinsi a scrivere una medesima; ma avevo appena cavato di tasca il taccuino, quando sentii gridare: - Signoria! Signoria! -  Alzai la testa e vidi Ciccantonio che su dal ponte mi faceva cenno di risalire. Guardai l’orologio. In luogo di un’ora, senz’accorgermene, girando qua e là, ne avevo perdute due. Risalito sul ponte, egli mi disse subito ch’era stato sin allora a cercarmi per tutta Ceprano; che era tardi, che le salite da superare per andare a Fontanaliri erano molte e che bisognava senza indugio partire. Il legno era pronto. Innanzi ai tre cavalli, era stato attaccato il bilancino, un misero cavalluccio bianco pieno di gobbe e di piaghe e con la testa ornata di un pennacchio di penne di cappone.

Rientrai nella vettura e, dopo le solite frustate e le solite bestemmie, i cavalli partirono al trotto.»

 

Cesare Pascarella
(Da Le Prose di C. Pascarella
- Ed. Mondadori, Milano, 1978)

 

-- Prosegui il viaggio con il poeta ad Arce cliccando qui

 

Articolo e Fotografie liberamente concesse a "Tesori del Lazio"
da Giuseppe de Filippis (11-2013)

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