COMUNE Cassino

Cassino (FR) – Montecassino – Abbazia Benedettina

Cassino (FR) - Montecassino - L'abbazia Benedettina

 

Sorge a 516 m di altezza ed è la più insigne delle abbazie benedettine, uno dei più famosi monasteri della cristianità, fu fondata nel sec. VI da san Benedetto. Le sue grandiose costruzioni, risorte dopo la distruzione subita nell'ultima guerra, occupano la cima del monte a dominio della pianura di Cassino.

Abbazia di Montecassino - Fig.1: L'abbazia vista da Rocca Ianula

 

Quel monte a cui Cassino è nella costa
fu frequentato già in su la cima
dalla gente ingannata e mal disposta;

e quel son io che su vi portai prima
lo nome di colui che ‘n terra addusse
la verità che tanto ci sublima;

e tanta grazia sopra me relusse,
ch’io ritrassi le ville circunstanti
dall’empio còlto che ‘l mondo sedusse.

Dante Alighieri
(Da Paradiso – Canto XXII, 37-45)

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 2: L'abbazia vista da Rocca Ianula.

Gli edifici dell'abbazia formano un grande rettangolo irregolare (lungo nel lato S m 175 e nel lato SO m 122), entro il quale si articolano i chiostri, la chiesa e il monastero vero e proprio.

 

UNA NOTTE NE' CHIOSTRI DI MONTECASSINO

Il silenzio è il compagno della notte: ma niuno può conoscerne i misteri, e gustarne le dolcezze, se non quello, che in solitario luogo nel corso d'una placida notte siede e contempla Iddio nelle opere stupende del firmamento. Molti parlano di silenzio e di solitudine, specialmente quelli educati nella scuola romantica, e bramosi di far gitto di un sentimento, che tante volte non provano; ma di qual piacere è compresa la di loro mente poi che scemata la lena della immaginazione, cade quella di nuovo in potere delle idee, che l'ebbero poc'anzi tribolata, ed il cuore vien tornato sotto il governo delle passioni?
Lo squillo della campana dell'orologio prolungato per l'ampie volte della Badia annunziava la notte giungere a mezzo del suo corso. Il sonno vinto dal desiderio di una contemplazione, che quasi non fa più sentirti la fievolezza ed il vizio della umana condizione, non aggravava i miei occhi: ed in compagnia di dolcissimo amico mi trassi in quell'atrio che mette alla Basilica Cassinese retto da diciotto colonne di Egizio granito, ed adorno di sedici statue locate in nicchie di pardiglio nella interna parete; le quali sembrano invitare lo straniero ad entrare la casa del Dio d'Israele. Noi sedemmo sulla soglia marmorea del tempio, e poggiammo le spalle alle porte di bronzo, che hanno sulla esterna superficie descritti in caratteri di argento i nomi de' feudi, che un giorno formavano la signoria Cassinese. Conserte le braccia al petto, levati gli occhi al cielo, d'un rapido volo l'anima si lanciò nel firmamento, ed un cotal poco di superna dolcezza noi gustavamo. - Non è questo, o fratel mio, mi diceva l'amico, lo stesso cielo, che copre tutte le regioni della terra? Non è questa la stessa luce, che ora su questa vetta di monte piovono la luna e gli astri, la quale rischiara i palagi de' potenti della terra, e le vie di popolosa città? Anche io ho dimorato nella frequenza cittadinesca, tra i rumorosi sollazzi: ho volto gli occhi al cielo stellato, e stupida si rimase l'anima mia. Ora io godo de' piaceri degli angeli! - Una è natura, io gli risposi, e d'una stessa bellezza ci si offrono le opere di Dio finchè la mano, che l'ebbe tratte dal nulla, al nulla non le ritorni; ma non è una la mente che le contempla, e perciò vario è il piacere che ne deriva. Un giorno menato fra le mura di romita Badia nel coltivare il proprio spirito e l'altrui nella vera sapienza, nell'esercitare il cuore non combattuto da sregolati sentimenti, nella virtù, si spegne a sera come ruscello, che tra fiorite sponde d'un placido corso corre, e si confonde nel mare. Tu non ascolti il fioco lamento del poverello, cui negasti un frusto di pane, mentre abbondoso ti gavezzavi ne' cibi; te non infesta la maledizione dell'infelice conculcato dalla tua prepotenza; te non conturba moltitudine di desideri che mai si appagano... tu non hai rimorsi. L'anima in calma facilmente si aggiunge al Dio della pace: nelle scene della natura lo riconosce, lo ammira, e libra un sorso di quella voluttà, di che egli è fonte inesausto! E come ciascun tuo giorno viene a sera, corra la tua vita in seno all'eternità! Noi ci guardammo in viso, ed una lacrima di contentezza ne corse dagli occhi.

Luigi Tosti Cassinese
(Da Poliorama pittoresco - Napoli, 1836)

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 3: Il primo dei tre chiostri 

Sono situati allo stesso livello, sono comunicanti fra loro e costituiscono quasi un unico grandissimo chiostro che la fuga degli archi arricchisce di suggestive prospettive. Al centro vi è un gruppo bronzeo raffigurante la "Morte di S. Benedetto" di Attilio Selva (1953), donato dal cancelliere tedesco Adenauer.

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 4: Il chiostro mediano 

La loggia sullo sfondo si apre su uno splendido panorama della pianura del Liri e dei monti Aurunci.

 

Salimmo il pendio, sotto l'ingresso immenso, simile a una galleria, ed entrammo nel cortile erboso, cinto, in fondo, da un porticato, con due o tre alberi. Era come un chiostro erboso, e tuttavia pieno di vita. Alcuni neri frati erano lì fermi a chiacchierare, un vecchio contadino stava cacciando due pecore dall'erba del chiostro, e un vecchio frate entrava di corsa nel piccolo ufficio postale, riconoscibile dall'insegna con lo scudo reale sopra la porta. Dal porticato lontano veniva avanti un vecchio contadino, portando una sega a due mani.
Ed ecco don Bernardo, un frate alto, con una bella tonaca nera, giovane, di bell'aspetto, cortese, venire avanti con un rapido sorriso. Aveva press'a poco la mia età, e i suoi modi parevano vivaci e controllati, quasi fosse ancora uno studente. Ci si sentiva come in collegio, tra compagni.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 5: Il chiostro mediano 

Sullo sfondo la scalinata che sale all'atrio e al chiostro dei Benefattori. Ai suoi piedi vi sono le statue di S. Benedetto, a sinistra e di S. Scolastica, a destra.

 

Salimmo la stretta scala ed entrammo nell'antico corridoio, lungo, candido, ignudo, alto, col soffitto a volta. Don Bernardo aveva la chiave della mia stanza: due chiavi, una per la buia anticamera, una per la camera da letto. Una camera da letto graziosa ed elegante, con un'incisione di un paesaggio inglese e, oltre la cortina a rete, il balcone che dava sul giardino - una stretta striscia sotto le mura - e più in là, in gruppo, gli edifici del podere, i boschi di querce e i campi coltivati, in vetta al monte; e, ancora più lontano l'abisso, dov'era la vallata del mondo, e tutti i monti che in Italia si levano nelle pianure, come se Dio ce li avesse messi lì, bell'e fatti. Il sole era già disceso, la neve sui monti era piena di un rosso bagliore, le valli erano piene d'ombra. Lontano, s'udivano i treni che cambiavano binario, s'udiva il mondo coi suoi rumori, nell'aria gelida.
"Non è meraviglioso! Ah, il luogo più meraviglioso della terra!" disse M... "Ora. che cosa potreste desiderare di meglio che di finir qui i vostri giorni? Che pace, che bellezza, che senso d'eternità" Tacque e sospirò. Poi posò una mano su di un braccio a Don Bernardo e gli sorrise con quella sua strana, malinconica tenerezza un tantino smorfiosa, che lo rendeva tanto bizzarro ai miei occhi.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 6: Il chiostro mediano 

Sullo sfondo la scalinata che sale all'atrio e al chiostro dei Benefattori - A sinistra della scalinata si innalza la statua di S. Benedetto, opera di P. Paolo Campi (1736).

 

Montecassino è la più dolce fra le sorprese di questo viaggio. Da qualche giorno siamo ospiti della sua nobile abbazia e le impressioni che ci ispira sono più delicate delle stesse gioie intellettuali e morali che avvertimmo a Roma nel primo mese. A Napoli fui severo, senza dubbio perchè sono molto più sensibile alle bellezze morali che a quelle della natura: un'anima bella, un'opera nobile parlano molto più al mio spirito di un orizzonte dai mille sfumati colori, di un incantevole lido o isole che paiono dormire nel mare. La terribile degradazione di quel paese aveva chiuso il mio animo con una nube di tristezza; nè Sorrento, Portici, Baia, Posillipo riuscirono a dissiparla; pensa dunque se avrei poturo cedere alla sua pur rude bellezza degli Appennini se vi avessi incontrato soltanto rozzi e ridicoli adepti di tramontate istituzioni. Ma questo è il miracolo, ciò che rende Montecassino uno dei posti più singolari del mondo dove si può meglio conoscere nella sua poeticità e nobiltà lo spirito italiano. Montecassino è ora in questo paese il centro più attivo e brillante del movimento moderno e offre uno spettacolo davvero stupefacente: i monaci che sono perseguitati dal potere temporale per il loro patriottismo e l'altezza del loro sentimento religioso.

Ernest Renan
(Da L'Italia delle Madonne di E. Renan
- Ed. Cino del Duca, Milano, 1961)

Il 5 partii sopra un char-à-banc da Arpino. Dappertutto truppe napoletane, lanceri e fanteria: vanno negli Abruzzi ove si sono già spediti 40 cannoni poiché si teme un'irruzione dei garibaldini. Qua e là castelli abbandonati. A San Germano la strada fa una svolta, si attraversa un bosco di querce e si vede davanti a sè la gentile città sotto una roccia coronata dal bel castello di Ianula, si passa davanti all'anfiteatro. Ci sono monti azzurri in semicerchio. Il fiume Rapido attraversa la pianura dalla quale emerge come una penisola il monte Trocchino.
Ho fatto sopra un asino le tre miglia di strada all'abbadia. Calefati mi ha accolto cordialmente e così pure il celebre Tosti il quale mi ha fatto compagnia a cena nel refettorio.
Ho passato bene la notte; la mattina sono stato attorno all'abbadia, ho visto le mura ciclopiche, la chiesa, i cortili e ho lavorato poi nell'archivio, che contiene 800 codici e parecchie migliaia di documenti.
Stamane un superbo corvo passeggiava nella mia stanza, ho voluto accarezzarlo e mi ha morso il dito a sangue. Come a Subiaco anche qui si nutrono questi corvi sacri.

Ferdinand Gregorovius
(Da Diari romani di F. Gregorovius
- Ed. Melita, Roma, 1982)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 8: Il chiostro mediano 

A destra della scalinata che sale all'atrio e al chiostro dei Benefattori si innalza la statua di S. Scolastica, rifatta nel dopoguerra (l'originale era pure di P. Paolo Campi (1736).

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 9: Il chiostro dei Benefattori 

Il chiostro dei Benefattori al centro del quale vi è una cisterna ottagonale. E' costituito da un portico di 24 colonne di granito, eretto poco dopo il 1510 su disegno di Antonio da Sangallo il Giovane. E' chiamato "dei Benefattori" perché vi sono le statue settecentesche dei benefattori dell'abbazia, tutte restaurate o interamente rifatte, dopo i bombardamenti dell'ultima guerra.

 

Dopo la messa, M... mi portò in giro, a vedere tutto l'immenso monastero. Andammo nel cortile del Bramante, interamente di pietra, col gran pozzo nel mezzo, e i colonnati dei portici tutt'in giro, pieno di sole, allegro, rinascimentale, un po' troppo adorno, eppure così allegro e gaio: pallide pietre illuminate dal sole che aspettavano gente piena di vavacità, con la grande scalinata di pallidi scalini che saliva alle porte della chiesa, e aspettavano i gentiluomini in calzebrache, dalle rosse gambe sottili, e le dame dalle gonne di broccato, e i paggi coi capelli biondi e ariosi. Splendido soleggiato, allegro cortile del Bramante, di pietra vivace. Ma vuoto. Vuoto di vita. Gli allegri gentiluomini dalle gambe rosse morti per sempre. E quando i pellegrini giungono e vi si affollano, si tratta d'orribili escursioni d'artigiani della grande città: della sordidezza dell'industrialismo.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 10: La facciata della chiesa

Ricostruita dall'architetto Giuseppe Breccia-Fratadocchi nel 1951.

 

A rendermi questi luoghi ancora più cari congiurano le loro memorie. Che uomo San Benedetto e che forza in queste istituzioni che hanno sfidato i secoli. Siamo, noi filosofi del XIX secolo, più sapienti e ricchi certamente di spirito critico del padre dell'ascetismo cristiano del VI secolo. E tuttavia non riusciamo a far coabitare due uomini sotto lo stesso tetto, a farli cooperare alla medesima opera. L'individualismo ci divide l'uno dall'altro, ognuno per la sua strada, ognuno col suo linguaggio. Queste immense associazioni sono possibili soltanto con coscienze appena sviluppate, pronte ad abdicare a se stesse a vantaggio di più vaste unità.
Ti ho pensato molto visitando la grotta dove San Benedetto si incontrava una volta all'anno con la sorella, Santa Scolastica, che abitava in un altro monastero su una delle colline alle propaggini della montagna. E la visita m'ha dato la percezione vivida di taluni caratteri della vita morale: ci sono nella nostra natura istinti che è preferibile di più alimentare e solleticare che saziare poichè nella condizione del desiderio elevano e nobilitano, ma sazi sono meno godimento senza ideale. Il fine è aver sete; meglio indugiare con la coppa tra le mani che affrettarsi a vuotarla. Felice San Benedetto. Una volta l'anno vedeva sua sorella e ogni giorno, ogni ora vedeva il tetto che la riparava e sotto il quale ella pensava a lui.
Abbiamo trovato nell'archivio dell'abbazia molti manoscritti. La collezione che c'è qui è certamente la più importante tra quelle che abbiamo esaminato sinora. In un manoscritto ho scoperto il trattato di Teologia cristiana di Abelardo. Potrò quindi portare al signor Cousin molte pagine inedite e Cousin ne sarà senza dubbio felicissimo. Il trattato fa parte del secondo volume delle opere complete di Abelardo, non ancora pubblicate. Da Saint-Malo buone notizie. Tra due o tre giorni partiremo per Roma.

Ernest Renan
(Da L'Italia delle Madonne di E. Renan
- Ed. Cino Del Duca, Milano, 1961)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 11: La porta centrale della chiesa

Risale all'epoca di Desiderio, fusa a Costantinopoli nel 1066 e restaurata nel 1963. 

 

A Montecassino, quelle cinque o sei ore che ho girato (e non ho visto tutto) ho sofferto come dicevo. Bertrando mi incalzava, i padri mi conducevano da una cosa bella e notevole ad altra forse più bella e notevole ancora; le impressioni si accalcavano, si affollavano, si sovrapponevano, si neutralizzavano e confondevano e cancellavano a vicenda. Fu una corsa vertiginosa, pazza, dalla quale sono uscito stanco e trasognato; e quelle occhiate fuggevoli che ho potuto concedere a tante belle cose, sono volute soltanto a suscitare una curiosità che non si sbramerebbe in quindici giorni di studio assiduissimo. A Montecassino debbo tornarci.

Vittorio Imbriani
(Da Passeggiate romane di V. Imbriani
- Ed. Boni, Bologna, 1981)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 12: L'interno della chiesa

La chiesa venne consacrata da papa Benedetto XIII il 19 maggio 1727 ed era, per fasto e ricchezza di opere d'arte, uno dei più tipici ambienti barocchi italiani. Distrutta dalla guerra, venne ricostruita nelle forme originarie e consacrata dal papa Paolo VI il 24 ottobre 1964.

 

Trovò, nella chiesa, gli interruttori della luce elettrica, e illuminò furtivamente il nostro cammino. Guardammo il marmo candido dell'immenso pavimento, le colonne, il cofanetto di Benvenuto Cellini, le colonne e le lastre di marmo di differenti colori, veramente belle; tutti marmi colorati, giallo, grigio, rosa, verde e bianco candido, venato e maculato e spruzzato: bellissime, bellissime pietre... E Benvenuto s'era servito di pezzi di lapislazzuli, azzurri come il fiore del grano. Sì, sì, tutto molto ricco e meraviglioso.
Andammo furtivi, in punta di piedi, da altare a altare, per la chiesa buia, e M... sussurrava estatico al mio orecchio. Ogni volta che passavamo davanti a un altare, fosse l'altare maggiore o quello di una delle cappelle laterali, faceva una meravigliosa riverenza, che doveva aver provato, esercitandovisi, per ore e ore; s'inchinava morbido, e sprofondava fino a toccare il pavimento con un ginocchio, poi si levava come un fiore si leva e s'apre, finchè tornava a scivolare al mio fianco, e riprendeva a farmi da cicerone. Sempre col suo soprabito grigio, e parlava per mormorii; ed io con quel grosso cappotto nero, da milionario. Così scivolammo nel presbiterio ed esaminammo i bizzarri bimbi grassocci degli stalli del coro, scolpiti in legno tondeggianti, la schiena puerile tra gli stalli dei frati; strani esseri, lì, tra i frati quando cantavano: bimbi lucenti, lucidati, grassi, d'un color marrone-scuro, tutti diversi, e tutti allegri e scherzosi. Guardammo tutto quello che c'era in chiesa, e poi tutto quello che c'era nell'antica stanza lì accanto, dove sono appese le cotte e dove i frati si lavano le mani.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Abbazia di Montecassino - Fig. 13: L'interno della chiesa - la cupola

La cupola della chiesa in origine era decorata da affreschi dell'inizio del secolo XVII di Belisario Corenzio. Ricostruita dopo l'ultima guerra, fu affrescata da Pietro Annigoni.

 

Oh affreschi di Masaccio, del Ghirlandaio, del Pinturicchio, dove non c'è una figura, un particolare che non sia stato eseguito col riscontro del vero!... Ma il padre Scotti mi avverte che bisogna sbrigarsi, perchè la colazione sarà pronta in breve; e c'è ben altro da vedere; tanto per averne almeno un'idea. Ecco i due celebri monumenti sepolcrali; a destra dell'altare maggiore, è quello prodigioso al quale han lavorato Antonio Solosmeo o Tolosmeo da Settignano, Antonio da Sangallo, Francesco di Giuliano da Sangallo e Matteo de' Quaranta. Nel MDXXXII - "sulla strada di Napoli..." - dice Benvenuto Cellini - "io trovai uno scultore mio amico, che se n'andava a San Germano a finir la sepoltura di Piero de Medici a Montecassino. Questo si chiamava per nome il Solosmeo..." - Cosa volete che possa dire e di questo e dell'altro ch'è dirimpetto, di Guido Fieramosca? Potevano bastare quindici minuti per capir la disposizione architettonica, per esaminar le parecchie statue, i parecchi bassorilievi, i fregi tutti?

Vittorio Imbriani
(Da Passeggiate romane di V. Imbriani
- Ed. Boni, Bologna, 1981)

 

Articolo e Fotografie liberamente concesse a "Tesori del Lazio"
da Giuseppe de Filippis (07-2013)

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