COMUNE Canino

Canino (VT) – Castello dell Abbadia a Vulci

Canino (VT) - Castello dell'Abbadia a Vulci

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig.1: Il Castello visto dalla pianura

 

Il castello è a pianta trapezoidale, con conci di trachite nerastra, la cui forma è chiaramente in funzione della posizione in cui sorge e della configurazione stessa del terreno. E' appoggiato su due lati di cortina, a picco sulla profonda gola del fiume Fiora.

 

L'uomo del caffeuccio era giallo e pigro, con l'indolente sorriso dei contadini. Sembrava del tutto privo di energia e ci guardava con occhi letargici. Probabilmente aveva la malaria, sebbene in quel momento la febbre non lo affliggesse. Ma essa gli aveva corroso la vita.Ci domandò se desideravamo recarci al Ponte. Dissi di sì: al Ponte dell'Abbadia, perchè sapevo che Vulci era vicina al famoso e antico ponte del monastero. Gli chiesi se avremmo potuto trovare un calesse che ci portasse fuori. Rispose che sarebbe stato difficile. Dissi allora che avremmo potuto andare a piedi: erano soltanto cinque miglia, otto chilometri. "Otto chilometri!" disse con lento, laconico tono malarico, guardandomi con un lampo di ironia negli occhi neri. "Sono almeno dodici!"

[...] Finalmente il carretto fu pronto: un comodo calessino a due ruote, attaccato piuttosto basso. Salimmo dietro la bruna, legnosa giumenta e il garzone del fornaio, che sicuramente non si era lavato il viso da qualche giorno, ci fece iniziare il viaggio. Egli era al parossismo della timidezza e inebetito.
Ci lasciammo subito alle spalle la città. La terra verde, con i quadrati di plumbei ulivi piantati a filari, declina giù verso la linea ferroviaria, che corre lungo la costa parallela all'antica via Aurelia. Oltre la ferrovia è la piatta fascia costiera e la biancastra vacuità del margine marino. Dà una grande sensazione di nullità, il mare, laggiù.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 2: Scorcio del castello e delle torri laterali

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 3: Scorcio del castello con il fossato colmo d'acqua e le torri laterali

 

A ridosso del ponte, da questa parte, è la nera costruzione del castello rovinato, con l'erba che spunta dall'orlo dei muri e dalla nera torre. Come il ponte, è costruito con blocchi di tufo spugnoso, bruno-rossiccio, ma molto più quadrati.
E c'è all'interno un vuoto tutto speciale. Il castello non è interamente in rovina, è una specie di casa rurale. Luigi conosce la gente che vi abita. E sulle sponde del torrente vi sono macchie di avena, due o tre pascoli e due ragazzi. Ma ogni cosa da questo lato, verso i monti, è coperta di erica: è una desolata brughiera, sulla quale corre la pista in direzione delle colline e di una grande casa tra gli alberi che avevamo visto in lontananza. E' la Badia, o monastero, che diede il nome al ponte. Ma da tempo è stata trasformata in una villa

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 4: Il fossato e le torri

 

Scendemmo all'ingresso del castello. Si tratta di una fortezza medioevale e nella massima parte degli altri paesi sarebbe considerata una cosa molto antica. Qui è invece una costruzione moderna, senza alcun interesse oltre il suo carattere pittoresco. Quando la vidi la prima volta, ospitava la Dogana Pontificia; pochi "doganieri" facevano da qui la guardia alla vicina frontiera, e riscuotevano il dazio sul bestiame e le merci che la attraversavano.

George Dennis
(Da Città e Necropoli d'Etruria  di G. Dennis
- Ed. Nuova Immagine, Siena, 1993)

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 5: L'imponente maschio che sovrasta l'intera costruzione, posto a guardia del passaggio per il ponte. 

 

Finalmente! Eravamo passati. Avanzammo per pochi metri oltre i ruderi e discendemmo su uno spiazzo erboso, sopra il dirupo. Era uno luogo meravigliosamente romantico.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 6: Il ponte levatorio e il portale d'ingresso al castello

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 7: II castello visto dal ponte sul fiume Fiora

 

Ci trovammo di nuovo su una specie di pista, poi rotolammo giù per un lieve pendio verso un avvallamento cespuglioso e un nero rudere antico con una torre. Presto vedemmo che nell'avvallamento c'era un burroncello coperto di alberi e molto profondo. E sopra il burroncello, uno strano ponte curvo come un arcobaleno, stretto e ripido, simile a un ponte di fortificazione. Esso si slanciava sopra il burrone con un'alta curva - il sentiero roccioso preso come una grondaia in mezzo alle pareti dirute - sboccando direttamente dinanzi alla nera parete di lava del rudere di fronte che un tempo era una fortificazione di frontiera. Il fiumiciattolo nella gola, la Fiora, segnava il confine tra gli Stati del Papa e la Toscana; così il castello stava a guardia del ponte. Volevamo scendere, ma Luigi ci fece aspettare, mentre correva in avanti per veder come vincere l'ostacolo.

Ritornò, risalì, e guidò il veicolo tra i parapetti del ponte. Il carretto ci passava appena: giusto di misura. Le spallette del ponte quasi ci toccavano. Era come salire su per una specie di grondaia. Di sotto, remoto, giù nel folto dei cespugli, il corso d'acqua precipitava: la Fiora, semplice torrente o ruscello di acqua piovana.

Passammo sul ponte, e al limite estremo il muro di lava del monastero sembrava chiuderci il varco; il naso della cavalla quasi lo toccava. La strada tuttavia piegava a sinistra sotto una porta ad arco. Luigi fece descrivere abilmente la curca alla cavalla. C'era appena lo spazio per farla girare col carretto, fuori dell'imboccatura del ponte e sotto l'arco, strisciando contro il muro del castello.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 8: Il ponte e il castello visti dal fondo del burrone ove scorre il fiume Fiora

 

Il castello s'innalza sull'orlo di un profondo burrone che è scavalcato da uno stretto ponte, protetto da parapetti così alti da impedire ogni vista. Non riuscii a farmi un'idea delle sue caratteristiche prima di averlo attraversato; e poi, dal pendio sottostante, questa creazione mi apparve di colpo in tutta la sua maestosità. E' davvero una costruzione magnifica, che scavalca l'abisso di roccia come un colosso, con il Fiora che si increspa e si copre di spume molto più in basso.

Ma che cosa significa questa straordinaria cortina di stalattiti che adorna come un tendaggio il ponte da questo lato, e che scende in ampie e frastagliate masse dal parapetto dando l'impressione di una grande cascata che abbia soverchiato l'orlo del ponte e che sia rimasta pietrificata nella sua caduta prima di raggiungere il suolo? Si potrebbe fantasticare che il ponte sia stato ricavato dalla roccia compatta, e che gli operai l'abbiano abbandonato prima di completarlo, - come le statue di Michelangelo con le estremità non rifinite. In quale altro modo si spiega questa scabra aggiunta fissata proprio sulla parte più alta di una così elevata struttura? 

 

George Dennis
(Da Città e Necropoli d'Etruria  di G. Dennis
- Ed. Nuova Immagine, Siena, 1993)

L'antico ponte, costruito per la prima volta dagli Etrusci di Vulci con blocchi di tufo nero, s'inalza nell'aria come una bolla oscura, così ricurvo e strano. Il fiumiciattolo è nel crepaccio pieno di cespugli, un centinaio di metri più sotto. Il ponte è nel cielo, come una bolla nera, con l'acuto sapore delle cose perfette a lungo dimenticate. Esso fu indubbiamente restaurato ai tempi di Roma e nel Medio Evo. Ma nella sua essenza è etrusco, uno splendido esempio del senso del moto proprio agli Etruschi.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 10: Il ponte visto dal fondo del burrone ove scorre il fiume Fiora

 

L'intera proprietà apparteneva a Luciano Bonaparte, principe di Canino, fratello di Napoleone. Abitò qui dopo la morte del fratello, nella sua qualità di principe italiano. Nel 1828, arando alcuni buoi il terreno nelle vicinanze del castello, all'improvviso la superficie del suolo cedette ed essi sprofondarono in una tomba, in cui c'erano alcuni vasi rotti. Questo portò subito a iniziare gli scavi.

Era il tempo in cui "l'urna greca" era molto popolare. Luciano Bonaparte non aveva alcun interesse per i vasi. Egli assunse un sorvegliante per sovrintendere agli scavi, ordinando che ogni frammento di pittura venisse conservato e che invece le grossolane terraglie fossero distrutte, per impedire il deprezzamento del mercato.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 11: Il ponte e il castello

 

Le stalattiti sporgono circa due metri dal muro e si estendono per una lunghezza di cinque o sei metri. Indipendentemente dalla loro notevole conformazione, è il loro colore - un bianco chiaro tendente al giallo, in contrasto con la costruzione grigia o rossastra - a dare risalto al ponte.

Poi ancora il solenne castello, alto sul dirupo vicino, che innalza contro il cielo la torre rosso cupo, i pendii rivestiti di lecci e di cespugli, i grandi blocchi di roccia nell'abisso, la corrente che cerca di aprirsi un varco e ribolle attraverso la stretta fenditura, i ripidi minacciosi dirupi visti attraverso l'arco, sono altrettanti particolari che si armonizzano con l'oggetto principale e, ricomponendosi, formano un insieme pittoresco e singolare, come solamente in Etruria ho visto. 

George Dennis
(Da Città e Necropoli d'Etruria  di G. Dennis
- Ed. Nuova Immagine, Siena, 1993)

Castello dell'Abbadia di Vulci (VT) - Fig. 12: Il ponte e il castello in alto

 

A quale epoca risale il ponte e da chi fu costruito? Il signor Vincenzo Campanari, che per primo lo fece conoscere al mondo, ritiene per certo che fosse opera etrusca: ma M. Lenoir, che possedeva un occhio critico per tali cose, lo mise in dubbio. La verità è che il ponte appartiene a epoche diverse. Intanto presenta tre pilastri aggettanti di tufo rosso, molto danneggiati dalle intemperie, i quali ovviamente sono più antichi della costruzione in nenfro liscio e più duro che li riveste. Entrambi, tufo e nenfro, sono nella tecnica detta emplecton, come le mura di Sutri, Nepi e Faleri; le parti in nenfro presentano, qua e là dei bagnati.

Questo stile, dal momento che era stato adottato dai Romani, non offre alcuna chiara indicazione riguardo ai costruttori del ponte. Il rivestimento dell'arco, comunque, è di travertino, e può con sicurezza essere attribuito a quel popolo, poichè possiede caratteristiche in comune con i ponti di sicura origine romana - il Ponte d'Augusto a Narni, e il celebre Pont du Gard. Ritengo che pure l'acquedotto sia romano, per il semplice fatto che passa sopra archi di quella costruzione; poichè l'abilità degli etruschi nell'arte idraulica è così bene documentata, è altamente probabile che i Romani fossero loro debitori per questo genere di costruzione. I piloni di tufo sono assai probabilmente etruschi, poichè essi con tutta evidenza rappresentano i pilastri del ponte originale; e possono essere stati uniti, come ritiene Lenoir, da una struttura orizzontale di legno - un espediente spesso adottato dai Romani, come nel caso del Sublicio - la quale in seguito cedette il posto alla costruzione muraria in nenfro della fine della repubblica, e agli archi.

Questa sembra una ipotesi attendibile; e in mancanza di una migliore, sono disposto ad accettarla. Le parti in nenfro e in travertino sono, in ogni caso, dei tempi romani, qualunque possa essere l'antichità dei pilastri di tufo.

David Herbert Lawrence
(Da Libri di viaggio e pagine di paese di D. H. Lawrence
- Ed. Mondadori, Milano, 1961)

 

 

Articolo e Fotografie liberamente concesse a "Tesori del Lazio"
da Giuseppe de Filippis (07-2013)

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