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Comune: Nemi

Nemi (RM) - Fontanile di Fontan Tempesta - Foto di G. Garofoli (11-2014)

Nemi (RM) - Fontanile di Fontan Tempesta

Nemi (RM) - Fontanile di Fontan Tempesta
- Elaborazione testi di Tesori del Lazio (10-2015)

Uno stretto legame tra storia, archeologia ed ingegneria idraulica caratterizza le sponde del Lago di Nemi. Il clima favorevole, l’abbondanza di acqua e la configurazione morfologica dei luoghi hanno favorito l’insediamento umano sin dalla più lontana preistoria. A testimoniare ciò le numerose antiche opere ipogee, prevalentemente idrauliche, localizzate in una fascia compresa tra i 500 e i 600 metri s.l.m., nel quadrante nord-est del lago nella zona del Vallone Tempesta. Una delle aree più suggestive del cratere dl Lago di Nemi. Un torrente lo attraversava, oggi è quasi sempre asciutto e incanalato, provenendo da Monte Cavo per arrivare nei pressi della Fontana Tempesta e poi saltare per una ventina di metri uno strato di roccia vulcanica più dura, per arrivare dopo aver attraversato la zona di orti e serre, nel lago nei pressi del Museo delle Navi.

Una serie di gallerie "filtranti", dei veri e propri cunicoli sotterranei, sono state utilizzate fin dal V secolo a. C. per recuperare le acque sotterranee e incanalarle, accelerando l'assorbimento delle acque pluviali al fine di salvaguardare il pendio da fenomeni di erosione e frane e per evitare che la saturazione idrica procurasse danni alle sottostanti zone agricole. L'utilizzo è testimoniato da una serie di opere di captazione, della sorgente "Tempesta", restaurate alla fine del XIX secolo, ed ancor oggi sfruttate per convogliare e distribuire le acque nel comune di Genzano, come un vero e proprio acquedotto comunale.
La sorgente è citata molto probabilmente dal De Marchis nel 1535, il quale riferisce dell'esistenza nella zona di una sorgente talmente ricca di acque che sefosse stata imbrigliata avrebbe mosso un mulino. Il fontanile è citato già nel 1706 dai Padri Cappuccini di Genzano che cercavano antichi acquedotti in zona per restaurarli e condurre le acque al proprio convento. Oggi qualchevolta l'acqua riesce a malapena a riempire la vasca del fontanile e talvolta la fonte resta per lunghi periodi a secco, in altri mesi, invece, le acque in eccesso del fontanile creano una stretta radura acquitrinosa, frequentata dalla fauna locale e numerose specie di insetti ed anfibi. La zona è da sempre ritenuta importante dall'uomo, come dimostrano i resti di un insediamento proto-Villanoviano immediatamente sopra la collinetta della Fontana.

 

Alle spalle del fontanile si apre un complesso cunicolo che alimenta la fontana stessa. Il cunicolo di Fontana Tempesta secondo alcuni studiosi poteva forse portare acqua alla sottostante area sacra del tempio di Diana, ipotesi avvalorata dalla presenza di cisterne nel vallone di Fontana Tempesta nel tratto tra il cunicolo ed il lago. Secondo altri studiosi l’acqua di Fontana Tempesta serviva invece a rifornire gli insediamenti (le 3 ville romane) del versante occidentale del lago in località Le Piagge. Fontan Tempesta è sicuramente la sorgente dei Castelli Romani più carica nei millenni di miti e leggende, la più famosa delle quali la vuole come uno dei luoghi d’incontro fra Numa Pompilio, secondo Re di Roma e la Ninfa Egeria (o Aricia, secondo l’arcaico nome locale), la protettrice delle acque che sgorgavano dalla fonte: qui Numa Pompilio conobbe e s'innamorò di Egeria.
Altre leggende lo vogliono come luogo di incontri delle streghe e altri affidano alle acque la proprietà di far sparire la licantropia. Una seconda leggenda più recente vuole che nei pressi vi sia stato sepolto il tesoro del brigante Gasperone.
La magicità del luogo, dal suggestivo ambiente, rese obbligatoria per i grandi viaggiatori europei, soprattutto dell’Ottocento, la tappa a Fontan Tempesta. Non c’è scrittore, poeta o artista che, attraversando i Castelli Romani, non si sia fermato a bere quest’acqua sorgiva.

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