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Comune: Anagni

Anagni (FR) - La cattedrale di Santa Maria Assunta

Anagni (FR) - Cattedrale - Cripta di San Magno - fila di quincuxes

Anagni: il mistero dei pavimenti cosmateschi

La cattedrale di Santa Maria in Anagni è un monumento tra i più importanti del basso Lazio dal punto di vista dell’arte cosmatesca. Tuttavia, nelle mie indagini degli ultimi due anni, ho potuto verificare che tale gloria non appartiene alla sola cattedrale, ma all’intera città di Anagni per il semplice fatto che fu “città dei papi” per aver dato i natali a ben quattro pontefici, cioè Innocenzo III dei Conti di Segni (1198-1216), Gregorio IX (1227-1241), Alessandro IV (1254-1261), e Bonifacio VIII (1294-1303).

Tale fortuna determinò un periodo di ricchezza e benessere per la cittadina ciociara e soprattutto un arricchimento dal punto di vista artistico perchè essa divenne sede pontificia e di residenza dei papi. Tuttavia, è d’obbligo evidenziare che l’attività maggiore che riguarda le opere cosmatesche presenti sul territorio fu forse dovuta esclusivamente ai primi 2 papi anagnini: Innocenzo III e Gregorio IX. Infatti le uniche iscrizioni pervenuteci, che recano anche le firme degli artisti, si trovano una nel pavimento della basilica superiore della cattedrale, l’altra nella cripta di San Magno, o basilica inferiore della stessa cattedrale.

Delineare la storia del duomo di Anagni, anche in modo molto superficiale, sarebbe troppo dispersivo per questo articolo. Così, cercheremo di concentrare la nostra attenzione alla problematica relativa ai numerosi pavimenti cosmateschi che sono presenti sul territorio e se essi abbiamo qualcosa in comune tra loro o con l’opera principale che si trova nella cattedrale.

Anagni (FR) - Cattedrale - Cripta di San Magno - uno dei quincuxes

Innanzitutto facciamo una considerazione. Il duomo fu eretto tra il 1072 e il 1104 grazie all’interessamento del vescovo Pietro di Salerno che fu principe longobardo e vescovo di Anagni dal 1062 al 1105. Una cronologia questa che è perfettamente parallela alle vicende della ricostruzione della nuova basilica benedettina di Montecassino il cui splendore d’arte iniziava ad illuminare la rinascita religiosa centro-meridionale. Ora, a un solo anno di distanza dalla sua consacrazione, è possibile che la cattedrale di Anagni non avesse subito immediatamente l’influenza diretta cassinese? Non è facile rispondere a questa domanda e al momento non si hanno elementi sufficienti per poter dire qualcosa di certo. Tuttavia, è interessante notare che all’interno della chiesa di San Pietro nel monastero benedettino diruto di Villa Magna nei pressi di Anagni, sono stati portati alla luce da qualche anno i resti di un pavimento cosmatesco che io ho datato ai primi decenni del XII secolo e potrebbe essere opera di quel Magister Paulus che transitava spesso da Cassino a Roma nel periodo della scuola per mosaicisti istituita dall’abate Desiderio nel monastero cassinese. Una prima traccia di quest’arte quindi, che indica non l’influenza dovuta alle committenze dei papi che verranno, ma alla guida spirituale e artistica che veniva irradiata dal monastero benedettino di Cassino in tutte le chiese e abbazie che man mano venivano erette sul modello madre.

Il fatto che il duomo di Anagni fu eretto per iniziativa di Pietro da Salerno, implica e probabilmente giustifica una primitiva possibile influenza di scuola cassinese-bizantina, come peraltro si può scorgere similmente nel pavimento musivo del transetto del duomo di Salerno e, successivamente, l’ultima mano di scuola prettamente romana sotto gli auspici delle committenze papali di Innocenzo III e Gregorio IX. Nello stesso tempo, abbiamo la conferma documentale ed epigrafica dell’opera degli artisti marmorari romani nel duomo di Ferentino dove la prima impronta, all’inizio del XII secolo, fu lasciata da magister Paulus e successivamente, tra il 1204 e il 1207,  da Iacopo di Lorenzo che realizzò il pavimento e poi da Drudo de Trivio che fece il Ciborio, la Cattedra e il resto dell’arredo liturgico, così come nel duomo di Anagni Vassalletto fece il trono vescovile, il candelabro per il cero pasquale, probabilmente un piccolo tabernacolo e forse il resto dell’arredo.

Anagni (FR) - Chiesa di San Pietro in Vineis - Porzioni di quincuxes identiche a quelli della cripta di San MagnoMa ad Anagni, il pavimento cosmatesco della basilica superiore nella cattedrale sarebbe attribuito e datato grazie ad una lastra epigrafica che attualmente si trova nel pavimento nei pressi della cappella Cajetani e che un tempo si trovava invece davanti all’altare maggiore. Essa dice che il pavimento fu fatto da magister Cosmas (MAGIST COSMAS HOC OP FECIT) e cita due nomi, il vescovo Alberto e il maestro Rainaldus (futuro papa Alessandro IV), grazie ai quali gli studiosi hanno potuto datare l’iscrizione nel periodo tra il 1224 e il 1227. Quindi il pavimento cosmatesco superiore fu eseguito in quell’arco di tempo.

Allo stesso modo, il pavimento cosmatesco della cripta di San Magno, nella basilica inferiore della cattedrale, è stato da sempre datato al 1231 ed attribuito a Cosma e i figli Luca e Iacopo grazie ad una iscrizione che si trova su un gradino marmoreo oggi posizionato davanti all’altare di San Magno, nella stessa cripta. Tuttavia, i due pavimenti ad uno sguardo generale, si mostrano subito essere molto diversi tra loro. Intanto perchè il primo è stato completamente ricostruito nel tempo, ad iniziare dal XVII secolo fino ai restauri del XIX secolo. Poi perchè sono stilisticamente diversi nelle loro componenti, anche se entrambi mostrano principalmente una lunga sequenza di quincuxes (elemento composto da 5 dischi di porfido disposti come il n. 5 dei dadi) facendo pensare alla soluzione adottata da uno stesso artista, cioè Cosma.

 

Ora il “mistero” dei pavimenti cosmateschi di Anagni riguarda il caso particolare della chiesa di San Pietro in Vineis, sempre nella stessa cittadina, e quello di altre due chiese che presentano cospicue tracce di pavimento cosmatesco di ignota provenienza o di ignota attribuzione. La chiesa di S. Andrea nel centro storico, ha nel presbiterio diversi pannelli rettangolari musivi con motivi geometrici semplici; la chiesa di San Paolo in San Giacomo conserva invece quasi un quarto di un pavimento intero, con pannelli reticolari, una splendida stella ottagonale gigante e guilloche: elementi classici delle opere di Iacopo e Cosma. Questi pavimenti sono originali di queste chiese o sono stati ivi trasportati da qualche altra parte? A questa domanda ha risposto una prima volta e timidamente Dorothy Glass nel suo unico libro Studies on Cosmatesque Pavements, pubblicato nel 1980, ipotizzando che queste porzioni di pavimento potessero derivare dall’unico pavimento, di cui oggi rimangono solo pochi frammenti, esistente un tempo nella chiesa di San Pietro in Vineis. Avendo studiato attentamente tutti questi monumenti, la mia nuova ipotesi non solo conferma quanto già pensato da Glass, ma suggerisce che il pavimento della cripta di San Magno sia anch’esso una derivazione di quello di San Pietro in Vineis trasferito durante i lavori di rifacimento del presbiterio della cattedrale al tempo del vescovo Seneca a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

Tutti i dettagli che ho analizzato portano a questa conclusione confermando la validità dell’ipotesi:

1) Il pavimento della cripta di San Magno, ritenuto dagli studiosi “largamente originale”, appare essere invece una ricostruzione, totale o parziale, effettuata nel XVI-XVII secolo che reca tra le fasce marmoree bianche anche un pezzo di lapide tombale con iscrizione;

Anagni (FR) - Cattedrale - cripta di San Magno - gradino con la firma di Cosma Luca e Iacopo

2) Il gradino dell’altare di San Magno nella cripta della cattedrale, con la firma di Cosma e i figli Luca e Iacopo, non indica la costruzione specifica di un pavimento ed è riferita ad un’opera generica; inoltre esso è l’unico marmo dell’altare diverso dagli altri; la scritta è consunta dal tempo e dallo sfregamento dei piedi dei fedeli il che sta ad indicare che un tempo il gradino doveva stare o all’ingresso di una chiesa o faceva parte di una scala, come quella di un presbiterio.

3) Il frammento della serie di quincuxes che rimangono nel pavimento della chiesa di San Pietro in Vineis sono identici in tutto a quelli che formano la fila di quincuxes nella cripta di San Magno, e lasciano la forte impressione che si tratti dello stesso materiale.

La mia ipotesi, che svelerebbe il mistero dei pavimenti cosmateschi di Anagni, è, quindi, che il pavimento della cripta di San Magno sia quello distaccato dalla chiesa di San Pietro in Vineis, come anche il gradino con le firme degli artisti. E’ lecito infatti supporre anche cronologicamente che Cosma abbia dapprima realizzato il pavimento della basilica superiore da solo, poi si sia fatto aiutare dai figli ormai abbastanza grandi per realizzare il grande litostrato musivo della chiesa di San Pietro in Vineis più che quello della cripta che è di dimensioni relativamente piccole. Due lavori distinti: basilica superiore della cattedrale (1224-1227) e la chiesa di San Pietro in Vineis (1231) il cui pavimento, molto grande in superficie, venne nel tempo spicconato e una parte, la migliore, ovvero quella costituita dalla fila di quincuxes, fu prelevata e trasferita nella cripta di San Magno, insieme al gradino con l’iscrizione, durante il rifacimento del presbiterio e della navata della chiesa, al tempo del vescovo Seneca.

Articolo e Fotografie liberamente concesse a "Tesori del Lazio" da Nicola Severino (07-2012)

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