Arte cosmatesca nel Lazio
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Arte cosmatesca nel Lazio

I COSMATI: le origini

Fig. 1 Ferentino cattedrale. Tipico quincux di Iacopo di Lorenzo

Fig. 1 - Ferentino (FR) - Cattedrale. Tipico quincux di Iacopo di Lorenzo

La storia moderna dei Cosmati inizia nel 1860, quando l’architetto e storico dell’arte Camillo Boito pubblica un articolo, ristampato anche come libro, dal titolo “Architettura Cosmatesca” a partire dal quale con il termine cosmatesco, generalizzato nelle forme plurali, maschile e femminile (cosmatesca, cosmateschi), anche in inglese (cosmatesque), si intese riconoscere una fetta di storia dell’arte e dell’architettura medievale romanica sviluppata da uno specifico gruppo di marmorari-architetti romani.

Fig. 2 Ferentino. Cattedrale. Un riquadro del pavimento con pattern a losanghe.

Fig. 2 - Ferentino (FR) - Cattedrale. Un riquadro del pavimento con pattern a losanghe

Perchè Cosmati

Probabilmente Boito pensò di definire “cosmatesca”, l’architettura che derivava da opere di un membro di quella famiglia di marmorari che si firmava “Cosma” negli attestati di paternità. Un nome che ricorreva così spesso da indurre gli studiosi a generalizzare in “cosmatesca” tutta l’arte dell’opus tessellatum (da distinguere dall’opus sectile antico) con la quale i marmorari romani tra il XII e il XIII secolo, formarono un corpus di monumenti architettonico-decorativi religiosi tra i più straordinari al mondo.

Così, i Cosmati divennero il simbolo e il sinonimo dell’arte di decorare ad intarsio le colonnine tortili dei candelabri per i ceri pasquali, delle transenne presbiteriali, gli amboni, i portali, i portici dei chiostri e le trabeazioni di narteci e porticati delle chiese, come, infine, dei pavimenti: quegli straordinari tappeti di pietra che splendevano di luce riflessa, illuminando il cammino dei fedeli nel buio delle chiese romaniche. Dalla prima pubblicazione di Boito, gli studiosi hanno lavorato alacremente per cercare di districarsi nella genealogia di questi maestri marmorari romani, dando seguito a ricerche specialistiche nell’epigrafia marmorea e cercando nelle attribuzioni stilistiche le possibili conferme o smentite delle ipotesi sull’identificazione dei personaggi che produssero tale enorme ricchezza d’arte. Così, si distinsero in modo particolare a fine Ottocento gli archeologi come il Promis, il Giovannoni, De Rossi, il Clausse, per arrivare in tempi più moderni a Bessone-Aurelj, Edward Hutton, Dorothy Glass e infine agli ultimi studi specifici di Enrico Bassan, Petern Cornelius Claussen, Luca Creti e Nicola Severino.

Fig 3 Ferentino cattedrale. Tipica guilloche cosmatesca, opera di Iacopo di Lorenzo.

Fig. 3 - Ferentino (FR) - Cattedrale. Tipica guilloche cosmatesca, opera di Iacopo di Lorenzo

Ma chi sono veramente i Cosmati?

L’uso frequente e generale del termine cosmatesco e Cosmati ha indotto, specie i giornalisti e coloro che scrivono di divulgazione, all’uso improprio dell’aggettivo arrivando ad identificare con esso i lavori di artisti che nulla hanno a che fare con i marmorari romani di cui Cosma era uno degli esponenti che ci ha lasciato un maggior numero di attestati firmati. Così, spesso si è portati a definire “cosmatesco” qualsiasi pavimento musivo medievale, che si trovi a Venezia, a Roma, a Salerno, a Bari o a Palermo. Così non è.

Infatti, “cosmatesche”, possono essere definite solo quelle opere che furono realizzate, o attribuite, ad uno dei membri della famiglia dei veri Cosmati il cui capostipite è individuato in Tebaldo Marmorario che inizia ad operare nel 1100 circa e i cui discendenti sono Lorenzo di Tebaldo che operò sul territorio laziale tra il 1162 e il 1190 circa; il figlio Iacopo di Lorenzo, attestato tra il 1185 circa al 1210; il figlio di questi, Cosma I (responsabile dell’aggettivo cosmatesco), operante tra il 1210 e il 1231 e i due figli di Cosma: Luca e Iacopo alter o Iacopo II (per distinguerlo dal nonno), operante anch’essi tra il 1231 e il 1246 circa. E questa è la sola famiglia di quattro generazioni dei veri Cosmati. Gli altri sono artisti isolati, come Drudo de Trivio, e di famiglie diverse come i Vassalletto, che lavorarono in modo indipendente o collaborando con i Cosmati.

Fig. 4 Ferentino. cattedrale. Pannelli pavimentali con pattern  geometrici semplici

Fig. 4 - Ferentino (FR) - Cattedrale. Pannelli pavimentali con pattern geometrici semplici

Ma da dove nasce l’arte cosmatesca?

E’ un fatto assodato che l’arte dei Cosmati nasce come eredità di quello spirito innovativo religioso che dall’anno Mille interessò tutta la nostra penisola e che ebbe come motore propulsore il centro di cultura monastica benedettina di Montecassino. Infatti, l’abate Desiderio verso la metà dell’anno Mille chiamò a Cassino una mirabile squadra di artisti bizantini, esperti nell’arte quadrataria et musivaria, per eccellere nell’architettura e soprattutto nelle  decorazioni della nuova basilica che verrà consacrata nel 1071. In seguito lo stesso abate istituì appositamente una scuola perché quell’arte dei maestri bizantini, dopo il loro ritorno a Bisanzio, non andasse perduta tra gli artisti locali.

Fig. 5 Ferentino cattedrale. Decorazione musiva su colonna tortile

Fig. 5  - Ferentino (FR) - Cattedrale. Decorazione musiva su colonna tortile

Così, tutte le nuove chiese e basiliche realizzate sul modello della basilica madre cassinese, divennero cantieri d’arte musiva: dall’abbazia di San Vincenzo al Volturno, al monastero benedettino di Capua e all’abbazia di Sant’Angelo in Formis. Ma anche le nuove chiese, da Sant’Agata dei Goti a Caserta, da Sessa Aurunca a Salerno, fino a Reggio Calabria, costituirono una scuola per mosaicisti e marmorari fondamentale per sviluppare quell’arte che poi a Roma, tra le botteghe dei marmorari che subirono l’influenza principale delle componenti classiche romane locali, divenne l’arte cosmatesca.

Fig. 6 Ferentino Cattedrale. Paliotto d'altare con tondi di porfido e decorazione musiva

Fig. 6  - Ferentino (FR) - Cattedrale. Paliotto d'altare con tondi di porfido e decorazione musiva

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- Testo e foto liberamente concessi da Nicola Severino

 

 


Per maggiori approfondimenti e/o testi specifici sull’argomento: www.cosmati.it
di Nicola Severino

 

 

 

 

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